Imprenditore, politico, scienziato della comunicazione, editore, stratega. Per molti, però, Gianroberto Casaleggio, scomparso oggi a 61 anni, è stato anche manipolatore sempre a cavallo fra tecnologia e psicologia spiccia, condita da teorie marziane. Imperscrutabile guru del Movimento 5 Stelle, vero capo idologico nei cui uffici della quasi omonima società, fondata nel 2004 insieme ad alcuni ex dirigenti della Webegg, si è deciso in questi anni della vita e della morte politica di candidati e deputati. Ma anche di idee e proposte, posizioni e regolamenti (anche di conti), come in un fortino di guerra.

Se Beppe Grillo è infatti l’ariete del movimento che a cavallo del 2010 ha scompaginato la scena politica italiana, il suo volto popolare e di lotta, il suo “garante” come ama definirsi, Casaleggio ne è stato l’autentico inventore. Quello che all’antipolitica crescente ha fornito una sponda concreta dando vita alla piattaforma per organizzare i Meetup online e sul territorio, alla web tv La Cosa, ai Vaffanculo Day, al sistema di voto per gli iscritti fino allo stesso blog di Grillo, epicentro ideologico dei pentastellati. Sempre con un approccio a metà fra l’apocalittico e il distopico, Gianroberto Casaleggio è stato uno di quei personaggi in grado di potarsi nella tomba i suoi stessi segreti.

Di interviste ne ha rilasciate col contagocce mentre d’informazioni chiare e precise ne sono sempre circolate poche. Le sue apparizioni agli eventi del Movimento sono sempre state rapide e in fondo di scarsa efficacia. Casaleggio, perito informatico con qualche esame in Fisica, era infatti il Rasputin della situazione, il gran burattinaio in grado di muovere le fila di un movimento che è un po’ setta e un po’ ultrà, un po’ politica e un po’ sogno di net-democracy in salsa catastrofista. Insomma, il prototipo assoluto del contenitore antipolitico in grado di mescolare ogni genere di istanza.

Prima dell’abbondante quinquennio politico al fianco dell’ex comico genovese Casaleggio era stato (ed era ancora) un manager dalle sorti altalenanti. Prima alla già citata Webegg, joint venture con Telecom, dove faceva consulenza per il posizionemento delle aziende in rete. Poi sedendo in una dozzina scarsa di consigli d’amministrazione, da Lottomatica alla dotcom Netikos. Nel 2004 arriva appunto la sua società insieme a Enrico Sassoon, che ha abbandonato nel 2012, Mario Bucchich, Maurizio Benzi e Luca Eleuteri. Ma arriva anche l’incontro con Grillo nel camerino di un teatro di Livorno. Quella è la data di nascita ufficiosa del Movimento: ancora non c’era, eppure viveva in quella coppia di menti. Anche se durante e dopo c’è stato dell’altro, come il lavoro per Antonio Di Pietro.

Senza Gianroberto Casaleggio il Movimento 5 Stelle perde ben più che uno dei due padri. Perché se Grillo è un efficace interprete di alcuni esplosivi macrotemi che hanno segnato, pur nelle loro continue contraddizioni, la comunicazione e l’attività politica della formazione, il fondatore della Associati ne era appunto l’ideologo. Quello che confezionava le bombe e raccontava ai sostenitori, agli iscritti, ai deputati come lanciarle o innescarle. L’artificiere, per così dire, visto che moltissime delle proposte del M5S, al di là della loro effettiva praticabilità, erano farina del suo sacco: dal reddito di cittadinanza, che voleva a mille euro, ai chiacchierati codici di comportamento per i candidati e gli eletti del movimento.

Insomma, senza Casaleggio – sul quale si è detto e scritto di tutto, in egual misura sui fronti dell’odio e della durissima polemica a quelli della ridicola esaltazione messianica – il futuro del movimento è quello di un aquilone rimasto orfano del suo manovratore. Sconterà dunque il prezzo di non aver preteso che la sua crescita e maturazione virasse verso un’organizzazione più trasparente, coerente e realmente partecipata nelle sue scelte di fondo. Tuttavia, nel vuoto che lascia una mente comunque la si pensi fuori dall’ordinario, sarà finalmente costretto a camminare sulle proprie gambe