Nuova bufera in casa M5S dopo l’analoga inchiesta che si sta svolgendo a Palermo: anche a Bologna quattro membri del Movimento sono indagati per presunte irregolarità nella raccolta di firme durante le elezioni regionali del 2014.

Al momento le accuse rivolte a Marco Piazza, vice presidente del consiglio comunale, e agli attivisti Stefano Negroni, Tania Fioroni e Giuseppina Maracino sono di raccolta irregolare delle firme, ma potrebbero aggiungersi presto anche quelle di falso e falso ideologico.

Differenti le mansioni assegnate ai quattro, come rilevato dalla pm Michela Guidi e dal procuratore Giuseppe Amato: Piazza sarebbe stato il certificatore delle firme, Negroni le avrebbe autenticate, mentre Fioroni e Maracino sarebbero state complici degli oltre 30 casi riscontrati (in 4 dei quali testimoni diretti avrebbero disconosciute le proprie firme).

L’indagine è partita subito dopo le elezioni grazie all’esposto di Stefano Adani e Paolo Paquini, due ex membri dell’M5S, che hanno denunciato come le firme sarebbero state raccolte al di fuori della regione, in un’occasione durante il raduno del Movimento al Circo Massimo di Roma.

Accortisi dell’errore, i dirigenti bolognese avrebbero cercato di mettere a tacere la cosa invitando tutti gli iscritti al silenzio.

Negroni si è difeso dalle accuse ricordando di essere stato uno degli autenticatori: “Ci tengo a sottolineare che ero anche colui che ha presentato in tribunale le liste, quindi avevo tutte le firme in mano”, ha affermato il dipendente comunale, confermando di essere stato effettivamente presente durante la raccolta delle firme.

Massimo Bugani, capogruppo nel consiglio comunale di Bologna, ha cercato di minimizzare la gravità della questione, frutto di errori veniali o forse parte di un proposito di vendetta contro la sua persona: “Su Piazza metto la mano sul fuoco. L’autosospensione in questi casi ci può stare, ne parlerò con i garanti. Sulla raccolta delle firme, se ci sono errori, se un qualche fessacchione ha preso firme a Roma si dimostrerà che sono firme vere poi portate a un banchetto e infilate dentro agli altri moduli. Se l’errore è grave o no, vedremo, se l’errore è questo è risibile, se c’è altro si tratta di scherzetti fatti da chi era pieno di livore per l’esclusione dalle candidature per le regionali. Forse è una trappolina ordita per colpire me“.