Madama Butterfly è un’opera in tre atti di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, definita nello spartito e nel libretto “tragedia giapponese” e dedicata alla regina d’Italia Elena di Montenegro. La prima ebbe luogo a Milano nell’ambito della stagione di Carnevale e Quaresima del Teatro alla Scala, il 17 febbraio 1904.

Uscito dal trionfale successo di Tosca (Roma 1900), Puccini aveva preso in considerazione numerosi progetti, ma niente riuscì a cancellare l’impressione suscitata dalla Madame Butterfly di David Belasco, vista al Duke of York’s Theatre di Londra, nel luglio 1900. Belasco, uno dei più abili uomini di teatro americani, cui Puccini ricorrerà anche per La fanciulla del West, si era a sua volta ispirato al racconto apparso nel 1898 ad opera dell’americano John Luther Long, una lacrimevole storia di seduzione e abbandono, una vicenda umana che consentiva a Puccini di esplicare tutta la sua capacità di commuovere, di esercitare quel ‘ricatto dei sentimenti’ al quale le platee di tutto il mondo, allora come oggi, difficilmente riescono a sottrarsi. La scelta del soggetto cadeva dunque su un’opera che aveva superato il fuoco del palcoscenico e che possedeva già una teatralità esplicita, di cui la musica sarebbe stata un ulteriore potenziamento.

Affascinato dalla triste vicenda umana della protagonista e dall’ambientazione esotica nell’estremo Oriente, in voga negli ambienti letterari e teatrali del XIX secolo, Puccini iniziò dunque la composizione della Butterfly nel 1901, affidando la stesura del libretto a Luigi Illica e Giuseppe Giacosa.

La cornice orientale e gli impulsi culturali esterni influenzarono radicalmente i gusti di Puccini, il quale, prima di accingersi alla composizione, si dedicò ad un laborioso lavoro di ricerca e documentazione. Per la recitazione, Puccini seguì i preziosi consigli della famosa attrice teatrale Sada Jacco, mentre per le scene e l’ambientazione si fece guidare dalla moglie dell’allora ambasciatore giapponese in Italia. Una volontà di documentazione puntigliosa, di un «naturalismo disarmante», che stupisce e quasi indispone se si pensa che, negli anni in cui Butterfly vedeva la luce, la grande stagione naturalistica si stava consumando, nella letteratura, come nel teatro e nella musica.

Nel 1902 venne avviata l’orchestrazione del primo atto, ma nel febbraio del 1903 la composizione fu interrotta a causa di un incidente automobilistico che obbligò l’autore ad una lunga e dolorosa convalescenza. Solo dopo numerose pause e rifacimenti, nel dicembre del 1903, la Madama Butterfly venne quindi completata nella versione in due atti auspicata da Puccini.

La prima rappresentazione avvenne il 17 febbraio 1904 al Teatro alla Scala a Milano, ma fu un tale insuccesso da essere definito dallo stesso Puccini “un vero linciaggio”. La clamorosa caduta della Butterfly, portò all’interruzione immediata delle rappresentazioni ed a una serie di tagli e revisioni, che resero l’opera più proporzionata e alleggerita. Le maggiori modifiche vennero fatte sul primo atto mentre il secondo, eccessivamente lungo, venne suddiviso negli attuali secondo e terzo atto. Puccini riportò così la stesura all’originaria concezione dei tre atti ed è in tale versione che oggi l’opera si rappresenta. Nella nuova veste, Madama Butterfly, interpretata da Solomiya Krushelnytska e Zenatello diretta da Campanini, venne così accolta con entusiasmo al teatro Grande di Brescia appena tre mesi dopo, il 28 maggio e da quel giorno iniziò la sua seconda e fortunata esistenza. Nella versione definitiva del 1906 Madama Butterlfy si stabiliva nel repertorio, diventando in breve volgere di anni una delle partiture più rappresentate di tutta la storia dell’opera. Tale versione tuttavia non è quella che si ascolta oggi sulle scene, poiché Puccini, nella sua connaturata incontentabilità, ritornò ancora sullo spartito, tanto che si conoscono addirittura quattro differenti edizioni a stampa.

Indubbiamente Madama Butterfly, con la sua vicenda sentimentale e i personaggi esemplati sul reale, poteva apparire forse un prodotto fuori stagione, diagnosi avanzata numerosi studiosi per giustificare il fiasco della ‘prima’. Tuttavia la strepitosa rivincita che l’opera ottenne nella rappresentazione di Brescia significò che, pur con un apparente ‘vecchio gioco’, l’autore aveva fatto centro ancora una volta.