Pugno duro dell’amministrazione comunale di Paternò, nel catanese, che ha messo la parola fine agli “inchini” dinanzi alle case dei boss durante i festeggiamenti della santa patrona. Era già successo nel dicembre 2015 quando un “inchino reverenziale” – non autorizzato – era stato eseguito sotto l’abitazione del figlio di un boss, esponente del clan Assinnata: un gesto che fece gridare allo scandalo e che spinse la Questura di Catania ad allontanare dalla manifestazione i due comitati organizzatori che avrebbero dovuto gestire le due “varette”.

L’inchino dello scandalo nel 2015

Ora, grazie all’attenzione del sindaco di Paternò Mauro Mangano e all’assessore alla Cultura Valentina Campisano, è stato varato un regolamento che non farà sconti a nessuno e che dovrebbe garantire il regolare svolgimento della festa di Santa Barbara: “I cerei dovranno attenersi al percorso come da programma e per nessun motivo potranno uscire dall’ordine processionale” si legge.

Norme anti-inchino

Durissimo colpo alle famiglie mafiose nel passaggio in cui l’amministrazione comunale di Paternò sottolinea che saranno esclusi – dai festeggiamenti in onore di Santa Barbara – tutti i portatori con precedenti penali o comunque “sottoposti a misure disposte a qualsiasi titolo dall’autorità giudiziaria o amministrativa”. Portatori che dovranno astenersi dal fare “omaggi, ballate o inchini” e che non dovranno arrecare né “disturbi né ritardi alla solennità della festa”.