All’alba di questa mattina un’operazione congiunta di polizia e carabinieri ha inferto un duro colpo al clan dei Campanale, uno dei più importanti della mafia a Bari, dando esecuzione a 13 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del capoluogo pugliese su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Undici persone legate alla banda del quartiere di San Girolamo sono state arrestate e condotte in carcere, mentre altre due sono state poste agli arresti domiciliari. Molteplici le accuse: si va da associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione e porto d’armi clandestine, ricettazione, estorsione, usura.

I due pesci grossi finiti nella rete delle forze dell’ordine sono Leonardo Campanale e suo figlio Felice, rispettivamente figlio e nipote dell’anziano boss Felice Campanale, assassinato nell’agosto 2013 davanti alla moglie e alla figlia. Insieme a loro sono stati arrestati anche Rocco Masotti, Giovanni Zullo (in arte “Pucci Pucci”), Nicola Antonio La Selva, Nicola Frappampina, Francesco Busano (“Il Mongolo”), Giovanni Giancotti (“La Camorra”), Erasmo Brescia (“Ciambellone”), Gianfranco Ferrante e Michele Carbonara, mentre ai domiciliari sono finiti i due collaboratori di giustizia che evidentemente hanno aiutato gli inquirenti nell’operazione.

Le indagini che hanno portato a questi arresti erano state avviate nel dicembre 2012, in seguito all’omicidio di Mario Rizzo, esponente di un clan locale che aveva rifiutato di piegarsi alla volontà di espansione dei Campanale. Secondo la ricostruzione fornita dagli inquirenti, i Campanale avrebbero prima tentato di negoziare con le famiglie più deboli, per poi provare a mettere le mani sull’intero territorio di Bari. Uno scenario “da Risiko”, com’è stato definito dagli stessi uomini della Direzione distrettuale antimafia.