Bernardo Provenzano, morto il 13 luglio a Milano, originario di Corleone e ritenuto il capo di Cosa Nostra a partire dal 1993 fino al suo arresto avvenuto l’11 aprile 2006, è stato tumulato nella tomba di famiglia a Corleone, nel palermitano. Un uomo che è rimasto latitante dal 1963 fino al 2006 quando è stato catturato dalla Squadra Mobile di Palermo che lo aveva intercettato in un casolare: 43 anni di latitanza per “Binnu u’ Tratturi” che, negli ultimi anni, tra l’altro, versava in condizioni di salute piuttosto critiche.

Provenzano, vietati i funerali a Corleone

Adesso in un cimitero semivuoto e blindassimo, i figli e la moglie dell’ex boss di Cosa Nostra hanno tumulato l’urna che conteneva le ceneri di Provenzano, morto e poi cremato a Milano. Il questore, infatti, aveva già vietato i funerali a Corleone mentre la Chiesa aveva fatto sapere che una messa non poteva essere negata a nessuno, nemmeno al boss di Cosa Nostra. Il sindaco di Corleone, Lea Savona, aveva imposto tra l’altro il divieto di transito del carro funebre di Provenzano lungo le strade del suo paese d’origine, proprio per evitare cerimonie in pompa magna o disordini.

Cimitero blindato per Provenzano

Nel corso della tumulazione non ci sarebbero stati né don Domenico Mancuso né il vicario don Vincenzo Pizzitola. A dare l’ultimo saluto a Bernardo Provenzano soltanto un francescano del monastero di Corleone accompagnato da una trentina di parenti del defunto. L’ultimo saluto sarebbe avvenuto nella massima discrezione con gli occhi vigili delle forze dell’ordine. Come riporta Repubblica.it, tra l’altro, il cimitero sarebbe stato blindatissimo da polizia, carabinieri e guardia di finanza.

Poi, qualche minuto prima delle dieci, i Provenzano hanno lasciato il cimitero. La tumulazione era terminata, avevano dato l’ultimo saluto al boss di Cosa Nostra. Sulla tomba di famiglia – precisa Repubblica.it –  non ci sarebbe stato alcun riferimento al boss, ma soltanto la scritta “Famiglia Provenzano”. Insomma nessun nome, nessuna foto.