E’ la prima volta che accade, che la famiglia di un boss mafioso decida di cremare il corpo di quello che era considerato il capo di Cosa Nostra. Bernardo Provenzano, che è morto all’età di 83 anni, era malato da tempo, soffriva di un cancro alla vescica ed è deceduto all’ospedale San Paolo di Milano. Latitante per 43 anni, è stato arrestato l’11 aprile 2006 in una masseria di Corleone dove viveva nascosto da anni.

Si placano così le polemiche sui funerali dell’ex capo di Cosa Nostra dopo il divieto del Questore e il pugno durissimo della sindaca di Corleone, Lea Savona. A deciderlo è stato Angelo Provenzano che ha dato comunicazione anche all’avvocato Rosalba Di Gregorio che, dalla Sicilia, come scrive il Corriere.it, ha confermato la scelta della famiglia. Bernardo Provenzano, dunque, resta a Milano, non scenderà nella “sua” Corleone per l’ultimo saluto. Si farà tutto nella città di Milano dove la famiglia approderà nelle prossime ore.

A Corleone, invece, arriverà soltanto un’urna con le ceneri dell’ex boss di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano. Nessun funerale, nessun corteo. Il Questore Guido Longo, infatti, aveva vietato il funerale per motivi di ordine pubblico: “La mia decisione di vietare i funerali di Provenzano è legata alla pubblicizzazione dell’evento, non certo al sacramento. Vietare le esequie in chiesa e il corteo funebre è appunto legato al carattere pubblico della cerimonia, nessuno si sogna di impedire ai familiari un momento di preghiera privata nel cimitero”. Questa la replica del vescovo della diocesi di Monreale, monsignor Michele Pennisi: “Una preghiera non si può negare a nessuno e il cappellano del cimitero o un altro sacerdote, se richiesti, benediranno quel che resta di un uomo. Avremmo comunque evitato l’esaltazione del defunto perché in questi casi le esequie spesso si trasformano in una messinscena finalizzata o a celebrare, o al contrario, a demonizzare. In entrambi i casi non c’è nessuna valenza religiosa, casomai solo sociale”.

“Se avessi potuto scegliere io, non avrei voluto Provenzano a Corleone nemmeno da morto. Sarebbe stato meglio seppellirlo a Milano, invece di farlo tornare in paese” è il commento della sindaca di Corleone. “La lontananza dei boss aiuta e la morte di Provenzano sarà un ostacolo in meno per il riscatto di questo paese popolato non solo da pochi malavitosi ma anche da tanti cittadini onesti che non meritano di essere marchiati come mafiosi, decisi invece a mobilitarsi mentre si avverte che il vento comincia a cambiare” ha dichiarato il vescovo. “La scelta di impedire i funerali pubblici per Provenzano va rispettata” ha aggiunto l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice.

Intanto dall’autopsia è emerso che l’ex padrino di Cosa Nostra è deceduto per cause naturali: a confermarlo è l’istituto di medicina legale di Milano.