Sono più di 500 i carabinieri che hanno partecipato al maxi blitz anti mafia nel quale è stato messo in ginocchio il clan Laudani di Catania: l’operazione, denominata Vicerè, si è svolta non solo in Italia ma anche all’estero, dove sono stati eseguiti i provvedimenti restrittivi emessi dal gip.

109 in tutto le persone arrestate. Tra le varie accuse ci sono quelle di associazione mafiosa, estorsione, detenzione e traffico di stupefacenti e porto illegale di armi da fuoco.

Il clan dei Laudani è tristemente noto per essere stato il braccio armato dei Santapaolo e per essere stato protagonista di alcuni gesti clamorosi che hanno segnato la presenza della mafia negli anni ’90:  tra questi un attentato alla caserma dei carabinieri di Gravina, l’omicidio di Luigi Bodenza, ispettore di polizia, e quello dell’avvocato Serafino Famà.

Vi sono anche tre donne tra le persone tratte in stato di arresto dai carabinieri, tutte aventi ruoli importanti nell’organizzazione criminale. Oltre a seguire le direttive impartite dai vertici della famiglia mafiosa si sarebbero infatti occupate di gestire la cassa comune e di provvedere al sostentamento delle famiglie dei membri del clan finiti dietro le sbarre.

Le indagini degli investigatori, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania, hanno portato alla scoperta dell’intero organigramma del clan, considerato come uno dei più influenti e importanti nella zona del Catanese, anche grazie ad alleanze importanti con altre famiglie e faide che hanno insanguinato gli anni Ottanta e Novanta.

Sono stati dunque identificati vertici e sottoposti all’interno del gruppo, che si occupava di pratiche criminali come l’estorsione ramificata e capillare sul territorio ai danni delle imprese, con tanto di attentati e aggressione agli imprenditori che si rifiutavano di pagare la “protezione”.

Non è stato invece possibile ottenere informazioni rilevanti dalle vittime, evidentemente troppo spaventate o entrate nel sistema omertoso che ha provocato tanti danni in passato.