Si complica la posizione di Gianni Alemanno nell’ambito dell’indagine su quella che è stata denominata Mafia Capitale: l’ex sindaco è stato infatti rinviato a giudizio in queste ore con l’accusa di corruzione e finanziamento illecito.

La disposizione è arrivata dopo una lunga sessione di udienza e due ore di camera di consiglio, al termine delle quali si è così pronunciato il gup Nicola di Grazia: il processo di cui sarà incaricata la seconda sezione del tribunale di Roma prenderà il via il 23 marzo, con rito ordinario.

È lo stesso Alemanno a comunicare di non aver preteso altre tipologie di riti perché sicuro e fermo nella propria affermazione di innocenza: “Non ho chiesto riti alternativi proprio per dimostrare pubblicamente la mia innocenza. Ho la coscienza pulita e per questo non ho nulla da patteggiare. Affronto quindi il rinvio a giudizio con animo sereno perché sono fiducioso nell’operato della magistratura e convinto che al dibattimento sarà accertata e provata l’assoluta correttezza del mio operato“.

Tra le varie accuse che sono rivolte a Gianni Alemanno ci sono le nomine di Giuseppe Berti e Giobanni Fiscon all’Ama, nonché la supposta collaborazione con Salvatore Buzzi e Massimo Carminati e l’erogazione di finanziamenti alla Eur spa.

Per tutti questi favori (definiti “atti contrari ai doveri del suo ufficio”) al sindaco sarebbero arrivate cifre ingenti da Buzzi attraverso Franco Panzironi, ex Amministratore Delegato di Ama: 75mila euro per cene elettorali, altri 40mila versati alla Fondazione Nuova Italia e 10mila in contanti, per un totale di 125mila euro che sarebbe finito nelle sue tasche in un modo o nell’altro.

Il presunto coinvolgimento di Alemanno è stato portato alla luce sin dalle prime fasi dell’inchiesta di Mafia Capitale, esplosa un anno fa, quando vennero effettuati i primi arresti; nel contesto delle accuse contestate durante quei giorni è poi venuto a cadere il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, archiviato.