L’inchiesta Mafia Capitale che ha sconvolto la città di Roma, ha portato alle prime quattro condanne, avvenute secondo il rito abbreviato. Ad essere condannati sono stati Emanuela Salvatori, che dovrà scontare quattro anni per l’accusa di corruzione (la Salvatori era un’ex funzionaria del comune e responsabile dell’attuazione del Piano Nomadi di Castel Romano); Emilio Gammuto condannato a cinque anni e quattro mesi non soltanto per corruzione ma anche per l’aggravante del metodo mafioso; Raffaele Bracci e Fabio Gaudenzi, accusati di usura e considerati vicini di Massimo Carminati sono invece stati condannati ciascuno a quattro anni di reclusione.

Si tratta soltanto delle prime condanne inflitte a causa di Mafia Capitale: dal prossimo cinque novembre partirà infatti il maxi processo in cui sono coinvolti quarantasei imputati e che vedrà arrivare in aula anche Massimo Carminati e Salvatore Buzzi. Prossime condanne potranno essere emesse ancora con rito abbreviato (alcune udienze sono in programma il 26 novembre e si tratta di: l’ex consigliere comunale di Centro Democratico, Massimo Caprari; Paolo Solvi, collaboratore dell’ex presidente del municipio di Ostia Andrea Tassone; e Gerardo e Tommaso Addeo, collaboratori di Luca Odevaine, ex componente del tavolo di coordinamento per i rifugiati del Viminale arrestato nel corso delle indagini. Per tutti l’accusa è di corruzione). Lo stesso giorno, sempre il 26 novembre, il giudice per l’udienza preliminare deciderà anche sulla costituzione di parte civile presentate da Pd, Comune di Roma, Regione Lazio, Ama ed altre associazioni.