Che cos’è Mafia Capitale se non “una piazza ormai spartita tra le mafie che investono per ripulire il denaro sporco”. Così sintetizza in modo inoppugnabilmente chiaro Cristiana Mangani sul Messaggero di oggi la situazione di una Capitale, appunto, attraversata dai gangli più tentacolari che il nostro Paese ricordi. È il prefetto Franco Gabrielli a tracciarne la mappatura davanti alla Commissione parlamentare antimafia, dove è stato ascoltato su Mafia Capitale, appunto, e il degrado della città. Franco Gabrielli ha inoltre sottolineato quanto l’attività illegale di Massimo Carminati e soci sia la naturale evoluzione di un modello attinto da Cosa Nostra degli anni ’70-80 grazie all’insediamento a Roma del cassiere Giovanni Pippo Calò, “uomo capace di intessere alleanze sia con la delinquenza della Banda della Magliana sia con frange dell’estremismo nero“.

Come sottolineato da Gabrielli, Buzzi e il suo entourage rappresentano solo la parte della totalità di un sistema che ha messo le mani sulla città, hinterland compreso: “Non mi pare sia da sottovalutare il campanello d’allarme che risuona in altre località della provincia di Roma, dove di recente si sono verificati gravi episodi di mala amministrazione e si è reso necessario procedere alla sospensione dei sindaci di Marino e Guidonia, entrambi arrestati per gravi fatti di corruzione. Roma e la sua provincia presentano fattori che continuano a renderle permeabili ai traffici illeciti delle organizzazioni criminali“. Aggiungendo: “Ho quattro comuni – Morlupo, Sacrofano, Castelnuovo di Porto e Sant’Oreste – a rischio scioglimento, che sono stati oggetto di accessi delle commissioni. Nei prossimi giorni definiremo una valutazione che porteremo all’attenzione del ministro dell’Interno“.

Sempre in merito alla questione, il prefetto precisa inoltre che “i sodalizi storici vedono la Capitale come un terreno strategico per il riciclaggio del denaro sporco, tant’è che la mappa della criminalità organizzata nell’area di Roma individua attive affiliazioni delle tre mafie storiche ognuna in zone precise, il che lascia supporre un accordo spartitorio sia per zone che per interessi“. Gabrielli ne traccia la divisione come se fosse Cesare nel “De bello gallico”: “è articolata la presenza della ‘ndrangheta per il riciclaggio con la acquisizione di immobili e attività commerciali, con ‘ndrine del Vibonese, Crotonese e Reggino che hanno intessuto rapporti con i sodalizi romani, soprattutto i Casamonica“.

Per quanto riguarda la Camorra, invece, la maggior parte delle cosche si concentra in alcune zone ben precise di Roma, puntando su investimento e riciclaggio di capitali sporchi nel mercato immobiliare del Centro storico, la malavita campana agisce prevalentemente nei quartieri dell’Esquilino (quartiere ad alta densità extracomunitaria) con il clan Giuliano, e di Ostiense con il clan Zaza collegato con i Mazzarella con interessi sulle attività di ristorazione e alberghiere, ma anche traffico di stupefacenti con il clan Moccia a Tor Bella Monaca. “Cosa Nostra fa riferimento alla famiglia Triassi e concentra i propri interessi sul riciclaggio a Ostia insieme al clan Fasciani” sottolinea ancora Gabrielli.

Gabrielli poi conclude con un intervento dedicato a Buzzi e le sue recenti rivelazioni: “È un imputato che si difende. Fa parte di una strategia. Parliamo di valutazioni che la Procura non necessariamente prenderà in considerazione. Sono le parole dette da una persona che non è nella condizione di libertà, e che difendendosi immagina di fare percorsi di un certo tipo“.