Il rapporto che il prefetto di Roma Franco Gabrielli ha presentato al ministro dell’Interno Angelino Alfano sull’estensione del fenomeno Mafia Capitale fa tirare un sospiro di sollievo, per quanto parziale, al sindaco Ignazio Marino.

Il ponderoso documento di oltre ottocento pagine delinea un quadro secondo il quale “le evidenze raccolte non consentono l’applicazione della misura dello scioglimento dell’Organo consiliare dell’Ente Locale”: la poltrona del primo cittadino rimane salda, ma nonostante alcuni aspetti positivi per Roma c’è poco da sorridere.

A scontare infatti le conseguenze della relazione è il segretario e direttore generale Liborio Iudicello, al quale viene riconosciuta l’assenza di legami con la criminalità ma viene imputato “l’aver operato senza la più opportuna solerzia e incisività in ragione dell’esistenza di situazioni riconducibili alle forme di pressione criminale“. In serata, nonostante gli sforzi di Marino, sono arrivate senza troppe sorprese le dimissioni dell’amministratore del Campidoglio.

Il prefetto salva invece Marino alla luce di molteplici motivazioni: in primis il poco tempo a disposizione (appena 18 mesi) per rimediare a un sistema incancrenito, “i precisi elementi di discontinuità” con l’operato della giunta Alemanno e infine la mancanza dell’elemento di univocità insieme a quelli di concretezza e rilevanza richiesti dalla norma che determina lo scioglimento di una giunta per mafia.

Il quadro della situazione offerto da una Roma devastata da Mafia Capitale è in ogni caso tutt’altro che roseo: Gabrielli parla di “una classe burocratica non più adeguatamente controllata che nel suo complesso ha completamente smarrito il più elementare senso delle regole e del dovere di servire la collettività con disciplina e onore” e di un “malaffare che aveva pervaso la gestione quotidiana delle pratiche amministrative fino ai livelli più bassi, creando nella struttura tecnocratica una sorta di ‘esercito di riserva’ militante in favore delle organizzazioni criminali, pronto a cogliere le”opportunità” che gli si offrivano nel più aperto disprezzo delle regole”.

L’operato di Marino, dunque, è se non altro da elogiare per gli sforzi profuso nel ripristino della legalità, anche in presenza di parti terze che mettessero l’accento sulla questione: “Non si può disconoscere come la Giunta Marino abbia posto in essere sforzi per marcare una discontinuità rispetto al passato, evidentemente percepito come connotato da pericolose anomalie e disfunzionalità. E questo in assenza di precisi segnali di allarme che sarebbero dovuti provenire da organi terzi e che avrebbero ben potuto indirizzare l’azione di ripristino della legalità verso percorsi più decisi”.

Vengono chieste da Gabrielli delle decisioni nette come la rimozione di 21 dirigenti di Roma, lo scioglimento del municipio di Ostia e il commissariamento dei dipartimenti di Scuola, Lavori Pubblici, Verde, Patrimonio e Sociale: una stangata che di fatto potrebbe rendere quasi ingestibile l’amministrazione della città.