Non si ferma l’inchiesta di Mafia Capitale che ha portato alle luce le infiltrazioni della criminalità organizzata tra i vertici della politica di Roma.

A interessare i carabinieri e la Procura di Roma è Salvatore Buzzi, braccio destro e uomo di massima fiducia di Massimo Carminati, in vetta alla cupola che gestiva in modo illecito gli affari della città.

L’operazione Mafia Capitale ha dunque previsto la perquisizione delle sedi delle cooperative Consorzio nazionale servizi e Abc, nonché l’abitazione privata di Alessandra Garrone, partner di Buzzi.

Secondo le ipotesi dei carabinieri, che hanno avuto modo di accedere alla corrispondenza privata di Buzzi, l’ex braccio destro di Massimo Carminati sarebbe stato in grado di impartire ordini e dare nuove disposizioni anche a distanza.

Pare infatti che Buzzi si sarebbe tenuto in contatto con i propri sottoposti attraverso le lettere partite dal carcere di massima sicurezza di Nuoro in cui è rinchiuso con l’accusa di associazione a delinquere con finalità mafiose .

L’avvocato di Buzzi e della Garrone ha definito “bizzarra” la linea investigativa delle autorità, dato che le missive sono state esplicitamente autorizzate dai magistrati.

Le perquisizioni avrebbero fatto venire alla luce del materiale di grande interesse nell’ambito di Mafia Capitale, modificando completamente l’opinione degli investigatori riguardo ai vertici dell’associazione malavitosa.

Da quanto emerso il vero boss potrebbe essere stato Buzzi e non Carminati: il rapporto tra i due sarebbe così rovesciato, implicando solo una certa complicità di Carminati, la cui fama criminale sarebbe stata sfrutta da Buzzi per dare maggiore peso alle proprie ambizioni.

Foto: Infophoto