Antonio Mancini è un ex-componente della Banda della Magliana conosciuto anche con il soprannome di “Accattone“. Per questo non può che conoscere bene la figura centrale di Mafia Capitale. Ovviamente mi riferisco a Massimo Carminati, il “Guercio” o il “Nero” di Romanzo Criminale.

Lo conosce fin da “quando aveva tutti e due gli occhi boni” – come racconta in un’intervista apparsa su Il fatto quotidiano. Per quello che ha conosciuto Carminati, l’unica sorpresa, “sono i termini che utilizza Massimo. Io me lo ricordo come una persona educata, riservata, taciturna, conosceva l’italiano. Ora si aggrappa a espressioni forti che non gli appartenevano“. All’inizio per lui “era un ragazzo d’azione. Ma è stato bravo a riempire il vuoto lasciato da Renatino De Pedis dopo la sua morte“.

Per chi non conosce la storia della Banda della Magliana, De Pedis era uno dei capi, ucciso nel febbraio del 1990 vicino a Campo de’ Fiori e poi sepolto nella Basilica di Sant’Apollinare. Secondo Mancini, se nonn fosse stato ucciso “oggi Renatino starebbe in Parlamento, minimo sottosegretario. Lui è morto incensurato. Eppure ha ammazzato la gente con me, ha rapinato con me, è stato dentro, ma è riuscito a farsi ripulire tutto“. Fu De Pedis a dirgli che Carminati aveva fatto “parte del commando che ha ammazzato Mino Pecorelli“, il giornalista ucciso nel 1979. “Ha presente quante e quali prove avevano su di lui rispetto all’omicidio Pecorelli? Chiunque altro, me compreso, sarebbe stato condannato” – eppure finì per essere assolto.

Carminati finisce per diventare il capo perché “di tutti gli altri che c’erano attorno a Renato, era l’unico ad avere lo spessore giusto, appellava De Pedis come presidente, ci sono le intercettazioni a raccontarlo, ed era l’unico a poter riacchiappare i fili della varie componenti“. Antonio Mancini è anche convinto che ci sia qualcuno sopra Carminati: “C’è sempre qualcuno dei ripuliti a comandare, a stare sopra, senza i ripuliti non andremmo da nessuna parte“.

Secondo Mancini, Carminati c’entra pure con la strage di Bologna: lui “era l’unico ad avere le chiavi per entrare nell’armeria del Ministero della Sanità” e “il fucile ritrovato alla stazione stava nella nostra armeria“, e “già stava dentro a certe storie di Servizi“. Secondo Accattone l’uomo al centro di Mafia Capitale uscirà “prima di quanto potete immaginare, altrimenti dovrebbero incarcerare mezzo mondo“.

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