Giornata storica nella lotta alla criminalità organizzata. La polizia e la guardia di finanza di Palermo, infatti, hanno arrestato 34 persone ritenute affiliate al clan di Brancaccio. Le operazioni sono scattate non solo in Sicilia ma anche in Toscana, Puglia, Lazio, Liguria ed Emilia Romagna. Diversi i beni sequestrati per un valore complessivo di circa 60 milioni di euro. Tra gli arrestati anche il fratello di Giovanni Lo Porto, l’operatore umanitario che nel 2012 venne sequestrato da Al Qaeda e che poi morì tre anni dopo. Lo Porto sarebbe stato – secondo gli inquirenti – il braccio destro del boss di Brancaccio gestendo il racket del pizzo.

Mafia, nessun commerciante ha denunciato

A stupire è che nessuno dei commercianti, vittima del racket, abbia denunciato collaborando con gli inquirenti palermitani. Le indagini, infatti, hanno consentito di scoprire episodi di minacce, estorsione, furto e detenzione illegale di armi.

Mafia, pugno duro contro Totò Riina

In un’altra operazione, invece, sono stati sequestrati beni per 1,5 milioni di euro al boss di Cosa Nostra Totò Riina: il provvedimento colpisce alcune società, 38 rapporti bancari e terreni riconducibili al padrino originario di Corleone. Su Riina, come ricorderete, è scoppiato il caso relativo ad una sua presunta scarcerazione, poi smentita dai suoi stessi legali.