All’aeroporto di Fiumicino, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a carico di Francesco Palmeri, a seguito di estradizione dagli Stati Uniti. “Ciccio l’americano” è un personaggio di spicco della famiglia Gambino, e quindi di “Cosa Nostra” – la mafia Usa -, ed è stato arrestato nel dicembre scorso, in un appartamento di Brooklyn, da una trentina di poliziotti – italiani ed americani – che hanno circondato l’isolato.

Le manette per il boss Usa erano scattate a seguito dell’operazione “Underboss“: oltre a lui finirono in carcere altri sette esponenti della malavita – Carlo Brillante, Raffaele Valente, Daniele Cavoto, Michele Amabile, Francesco Vonella, John Grillo e Salvatore Farina, figlio del defunto boss di Cosa Nostra Ambrogio, imputato per l’omicidio del giudice Ciaccio Montalto – ucciso nel 1983 per le sue inchieste sulla mafia trapanese.

Per tutti è l’accusa di associazione per delinquere transnazionale, finalizzata alla tentata estorsione ed aggravata dalle modalità mafiose. Una vittima della presunta estorsione è stata Lorenzo Marsilio, un imprenditore lucano titolare della “Sudelettra“, una società che si occupa di sistemi di automazione e controllo, trasmissione di energia e climatizzazione. Pochi mesi fa Francesco Palmeri era giunto in Italia per intervenire pesantemente sull’imprenditore e costringerlo a pagare un milione di euro e titolo di interessi per un vecchio “prestito personale” concessogli anni prima.

Per riuscire nel suo intento “Ciccio l’americano” si era affidato ad un gruppo di malviventi campani, che aveva propaggini anche a New York – il loro capo risiedeva da anni a Brooklyn. Come hanno giustamente sottolineato gli investigatori: “ancora una volta l’esistenza di un tradizionale e consolidato asse criminale tra i sodalizi mafiosi operanti negli Usa e le organizzazioni radicate sul territorio italiano“.