Ci sono nuovi sviluppi nell’inchiesta sui beni sequestrati alla mafia. È stata accolta la richiesta da parte del Procuratore Generale della Cassazione Pasquale Ciccolo e del ministro della Giustizia Andrea Orlando di sospendere il giudice Silvana Saguto, l’ex presidente delle Misure di prevenzione del tribunale di Palermo.

La Saguto è attualmente indagata per corruzione, induzione e abuso d’uffico nell’ambito dell’inchiesta anti mafia di Caltanissetta. Tali reati sarebbero stati commessi in relazione alla gestione di alcuni beni sequestrati alla mafia.

La Procura di Caltanissetta accusa il giudice Silvana Saguto di aver agito per favorire la nomina di alcune persone come amministratori giudiziari di patrimoni che erano stati sequestrati alla mafia. Questi favoreggiamenti sarebbero stati effettuati dalla Saguto, secondo l’accusa, per ottenere in cambio degli incarichi di collaborazione per il marito, oltre a un’altra serie di vantaggi e interessi personali.

Silvana Saguto, che come legale è difesa da Giulia Bongiorno, è stata sospesa dal Csm dai suoi incarichi e le è stato sospeso pure lo stipendio. Nei giorni scorsi era stata aperta la procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale, ma ora tale procedura rischia di essere messa anch’essa in stand-by, aspettando che venga stabilito un esito definitivo per quanto riguarda il processo disciplinare.

È stata così accettata la richiesta di Andrea Orlando. Il ministro della Giustizia aveva accusato la Saguto di aver compiuto “un uso distorto” di quelle che sono le sue funzioni, agendo per “interessi privati, peraltro in un contesto che inevitabilmente investe, per la sede in cui i fatti sono maturati, la credibilità stessa della risposta delle istituzioni al fenomeno mafioso”.

Dello stesso avviso anche Pasquale Ciccolo, il Pg della Cassazione, che negli scorsi giorni aveva dichiarato che le responsabilità della Saguto nell’inchiesta sui beni sequestrati alla mafia: “Emergono con grado di sufficiente certezza, particolare gravità per le modalità in cui sono state poste in essere, per gli ingenti interessi economici sottostanti e per il notevole risalto mediatico conseguente”. Ciccolo sosteneva inoltre che: “I cittadini non possono essere giudicati da un magistrato venuto meno ai fondamentali doveri di correttezza e imparzialità”.