La scelta di tenere una messa pubblica in onore del boss della mafia canadese Rocco Sollecito nella chiusa di Grumo Appula, in provincia di Bari, aveva fatto molto discutere nella giornata di ieri.

A prenderla era stato il parroco Don Michele Delle Foglie, scatenando un vespaio di polemiche che aveva coinvolto diversi fronti.

Oggi però è arrivata la decisione del questore di Bari Carmine Esposito, il quale, per motivi di ordine e sicurezza pubblica, ha ordinato che la messa in ricordo del 67enne boss ucciso a Montreal venga svolta in forma strettamente privata.

A questi si è aggiunto anche l’arcivescovo Francesco Cacucci, che in una lettera pubblica ha duramente redarguito il parroco, al quale si è rivolto direttamente: “Evidenzio il grave scandalo che questa tua decisione, presa peraltro in modo arbitrario e senza consultare l’Ordinario Diocesano, sta provocando. Nel caso in cui non ti atterrai a questa decisione sarò costretto ad assumere i provvedimenti disciplinari previsti dalle norme giuridiche vigenti”.

Nella giornata di ieri don Michele si era opposto alle prime avvisaglie di divieti affermando che “le messe non onorano, ma ricordano”, sottolineando poi come “nessuno si deve permettere di interferire con le mie decisioni di padre spirituale e pastore”. Nel manifesto funebre fatto pubblicare, però, l’uomo di Chiesa sembrava chiamare a raccolta i fedeli affinché partecipassero in massa alle esequie.

Mafia: chi era Rocco Sollecito

Già il 6 luglio, dopo l’arrivo della salma di Sollecito a Grumo Appulla, il questore di Bari si vide costretto a ordinare la celebrazione del funerale alle 6 di mattina per evitare disordini.

Rocco Sollecito faceva parte di una cupola di sei membri che dagli anni ’90 ha spadroneggiato a Montreal garantendosi il giro degli affari illeciti della città: in altri agguati simili erano morti altri tre componenti del vertice dell’organizzazione.