Emergono nuovi dettagli riguardante il responsabile dell’attentato di Manchester, che ormai la polizia ha identificato come Salman Abedi, figlio di rifugiati libici, nato a Manchester nel 1994.

Il ragazzo, regolare cittadino britannico, si sarebbe radicalizzato negli ultimi tempi, ma il suo gesto non sarebbe quello di un lupo solitario. Alle sue spalle una cellula molto più ampia, come conferma anche l’analisi dell’ordigno, frutto sicuramente della conoscenza specifica di un artificiere.

I vicini di casa di Abedi raccontano che negli ultimi mesi il ragazzo aveva iniziato a recitare le preghiere ad alta voce, in strada, aveva preso a parlare in arabo e si era fatto crescere la barba. E sulla stessa famiglia pesano dei sospetti: in alcune occasioni era stata vista la bandiera libica sventolare fuori della casa.

Il Times e il ministero dell’Interno hanno rivelato che l’attentatore era da poco tornato dalla Libia, dove si era fermato circa tre settimane. Ancora da dimostrare invece un suo viaggio in Siria, ma non ci sarebbero dubbi sui suoi legami con l’Isis, come confermato anche da Gerard Collomb, ministro dell’Interno francese.

La suo omologa britannica, Amber Rudd, ha dovuto ammettere che Abedi era già noto ai servizi di intelligence locale, per quanto solo “fino a un certo punto”: dichiarazioni che sono destinate a scatenare polemiche dopo la morte di 22 persone tra cui molti bambini.