Sta diventando virale il video di un’intervista di un giovane No Expo che giustifica le manifestazioni di violenza avvenute ieri a Milano. Il ragazzo davanti alle telecamere di TgCom24 racconta di come secondo lui sia stata un’esperienza positiva, salvo poi precisare di non aver partecipato direttamente agli episodi di devastazione, anche se avrebbe voluto.

Ai microfoni di TgCom24, il manifestante, o presunto tale, No Expo ha rilasciato delle dichiarazioni parecchio sconcertanti: “Siamo arrivati, c’era un bordello, abbiamo spaccato un po’ di roba. Perché? Perchè è la protesta, e alle proteste si fa bordello. È giusto così, noi dobbiamo far sentire la nostra voce. Se non lo capiscono con le buone, lo capiranno in altro modo. È stata una bella esperienza”.

Il ragazzo che ha preso parte al corteo di protesta contro Expo 2015 ha però tenuto a sottolineare che non ha avuto a che fare in prima persona con i disordini che ieri hanno trasformato una parte della città di Milano in una zona di guerra, o quasi. Davanti alle telecamere di TgCom24, il giovane ha affermato: “Io non ho spaccato niente, io guardavo, ma comunque è stata una bella esperienza”.

Il ragazzo sostiene inoltre che quanto è stato fatto ieri a Milano dai black bloc e dalla frangia più violenta dei partecipanti al corteo No Expo: “è giusto. Se non capiscono con le buone devono capire con le cattive”. Il manifestante ha inoltre dichiarato: “Certo, la banca è l’emblema, se non dò fuoco alla banca sono un c…”.

L’intervista al giovane in rete è diventata virale e ha subito scatenato un sacco di reazioni, parecchie anche ironiche, sui social network. Al manifestante No Expo sono state persino dedicate alcune pagine di presa in giro.

Su Facebook c’è chi scrive: “Se lanci mattoni sulle vetrine di negozi di gente che lavora sodo, bruci le automobili, non sei un rivoluzionario, sei un criminale”. E ancora: “A Baltimora una mamma ha regalato qualche “manata” al figlio che manifestava senza peraltro fare nulla di grave. La tua mamma e il tuo papà spero ti diranno almeno che sei un pirla”.