È attesa per queste ora le lettera di richiamo che l’Unione Europea indirizzerà all’Italia, e ad altri cinque Stati membri (probabili Belgio, Spagna, Portogallo ed Estonia), per avvertire il governo del mancato allineamento della manovra proposta rispetto al Patto di Stabilità.

Non si tratterebbe però di un rifiuto della bozza di bilancio per il 2017, quanto di una richiesta di spiegazioni, dopo le quali Bruxelles avvierà un dialogo costruttivo – così è stato definito dai portavoce europei – e quindi deciderà se respingere o meno le carte italiane. Si tratterebbe del primo caso della bocciatura di un bilancio, e ovviamente si sta tentando di scongiurare l’ipotesi.

Tra i punti che non troverebbero il gradimento dei tecnici europei ci sarebbero le eccessive spese una-tantum, poco compatibili con una stabilità del bilancio, ma anche quelle riguardanti il piano di messa in sicurezza antisismica dell’intero territorio italiano, considerato strutturale e non circostanziato alla sola emergenza della ricostruzione dei paesi colpiti dal terremoto del 24 agosto. Non ci sarebbero invece obiezioni all’aumento delle spese per la gestione dei migranti.

Matteo Renzi, incalzato dalla giornalista Lucia Annunziata durante il programma televisivo In mezz’ora, ha ribadito che non si può considerare critica la limatura del punto percentuale chiesta dall’Europa rispetto al deficit del 2017 al 2,3%, secondo le stime della finanziaria: “Non è decisivo lo 0,1%, non stiamo litigando con Ue. La nostra battaglia, che è storica, è sul bilancio europeo nei prossimi anni, che vogliamo tenga insieme diritti e doveri. In passato l’Italia diceva sì a tutto con l’Europa, oggi diamo 20 miliardi al bilancio Ue e ne prendiamo indietro 11.”

Il premier è tornato anche sull’isolamento dell’Italia nella crisi migratoria - “Noi abbiamo detto: siamo contributori, possiamo far in modo che chi prende i nostri soldi prende anche i migranti?” e ha poi definito l’invio della lettera come un “fisiologico dialogo tra istituzioni”.

Meno ottimista è sembrato però il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che ha prospettato una seria crisi in caso di parere negativo dell’Europa: “Se l’Ue boccia la nostra manovra rischia la fine”. Un’esternazione che non è piaciuta ai burocrati di Bruxelles, che hanno parlato di atteggiamenti che “non favoriscono la serenità”.