Michael O’Leary, il vulcanico Ceo di Ryanair lo ha detto chiaramente: “abbiamo fatto una cazzata“. Tre giorni dopo avere annunciato in un comunicato che il consiglio di amministrazione del vettore low cost aveva approvato dei piani di sviluppo che prevedevano dei collegamenti a basso prezzo tra l’Europa e gli Stati Uniti, la compagnia fa una clamorosa marcia indietro. Tutta colpa – a suo dire – di un problema di comunicazione.

La compagnia area ha senza dubbio l’obiettivo di far attraversare l’oceano a milioni di potenziali clienti per 50-100 euro, ma non è stata presa ancora nessuna decisione in merito, e non c’è nemmeno un obiettivo temporale preciso entro il quale realizzare questa rivoluzione.

Per intenderci, l’azienda non sa quanto costerebbero gli aerei necessari a servire queste tratte, né quando potrebbero essere consegnati al vettore irlandese, o ancora non ha nemmeno l’idea di come applicare la loro filosofia low cost a voli che hanno durate maggiori a quelle abituali, o quale politiche di prezzo permetterebbe loro di realizzare profitti sulle nuove rotte transatlantiche.

A quanto sembra, ci sono voluti tre giorni per arrivare ad una smentita perché prima c’è stata la festa di San Patrizio – per cui nessuno lavorava al quartier generale della Ryanair a Dublino -, e poi i collaboratori del Ceo non hanno compreso appieno la portata del problema, e l’amministratore delegato di Ryanair era in viaggio.

Michael O’Leary si sarebbe reso conto dell’enorme malinteso solo giovedì durante una riunione a Milano, e avrebbe subito telefonato al Financial Times per chiarire l’equivoco, utilizzando la frase che abbiamo utilizzato all’inizio del post – ovvero “We have fucked up”. Non vorremmo essere al posto dei responsabili del comunicato sbagliato che è stato diffuso lunedì. Da buon irlandese, non credo proprio che con loro Michael O’Leary abbia usato delle parole tenere.