Oggi il mondo porge l’estremo saluto a Margaret Thatcher. Mentre amici e nemici la piangono, un solo uomo, canta fuori dal coro del cordoglio beatificante: Gerry Adams, attuale presidente dello Sinn Féin (Noi insieme, in gaelico), fino a ieri braccio politico dell’IRA (Irish Republican Army), oggi autorevole partito dell’Irlanda del Nord. “Margaret Thatcher ha fatto un gran male al popolo britannico e irlandese durante il suo mandato da Primo Ministro”, durato poco più di un decennio, dal 1979 al 1990.

Il soprannome The Iron lady, se l’è guadagnato sul campo, con la sua inflessibilità, in particolar modo, di fronte al disagio e alla disperazione di un popolo che ha imparato a detestarla, più o meno cordialmente, più o meno ferocemente: il sottoproletariato inglese, fatto di operai al limite della sopravvivenza, di minatori in sciopero, di famiglie aggrappate a un misero sussidio di disoccupazione, di irlandesi a caccia di dignità e indipendenza.

Suo nemico giurato era Bobby Sands, nato a Belfast, entrato nelle file dell’IRA a soli 18 anni perché aveva visto “troppe case distrutte, padri e figli arrestati, amici assassinati. Troppi gas, sparatorie e sangue, la maggior parte del quale della nostra stessa gente” e morto nemmeno 30enne, divenendo l’icona martire della questione irlandese. Il 14 ottobre del 1976, viene arrestato per la seconda volta e nel settembre dell’anno successivo condannato a 14 anni per possesso illegale di armi. Rinchiuso negli H-Block di Long Kesh, partecipa, da subito, alle contestazioni per ottenere di nuovo lo status di prigioniero politico, negato dal governo inglese il 1 marzo 1976.

Si inizia con la blanket protest: i detenuti rifiutano la divisa da carcerato in favore di una coperta. Nel 1978 parte la dirty protest: per non essere picchiati dalle guardie mentre vanno a svuotare i buglioli in bagno, spalmano gli escrementi sui muri della cella e svuotano l’urina sotto la porta. Il 27 ottobre 1980 la protesta estrema, l’hunger strike: i 7 volontari cedono dopo 53 giorni, dietro promesse della Lady di ferro che non verranno mantenute.

Lo sciopero della fame riprende il 1 marzo 1981, capitanato da Bobby Sands. Durante lo strike, Sands viene eletto al Parlamento di Westminster e rimane in carica per 25 giorni. Sempre il governo presieduto da Lady Thatcher approva a tempo di record il Representation of the people act, che proibisce ai detenuti di candidarsi. Bobby Sands muore il 5 maggio, dopo 66 giorni di sciopero della fame e 5 anni di condizioni disumane di carcerazione. “Era un criminale. Ha scelto di togliersi la vita. Una scelta che l’organizzazione alla quale apparteneva non ha concesso a molte delle sue vittime”, è l’elogio funebre del Primo Ministro britannico, in carica da pochi anni.

Per l’IRA la misura è colma. Alle 2.50 di notte del 12 ottobre 1984, il Grand Hotel di Brighton viene sventrato da 50 kg di esplosivo. Il mattino successivo si sarebbe concluso il congresso annuale del Tory Party. Cinque morti, 35 feriti e la Thatcher illesa che, alle 9.30, terrà il suo intervento, a cui stava lavorando al momento dell’attentato. Le questioni sul tavolo sono il terrorismo e i minatori. “La Thatcher si renderà conto, ora, che la Gran Bretagna non può occupare il nostro Paese, torturare i nostri prigionieri, sparare alla nostra gente, nelle nostre strade e cavarsela con niente”, recita la rivendicazione dell’IRA. Seguirà dura repressione.

Nel 1988, il governo Thatcher emana il Broadcasting Ban che vieta la diffusione delle dichiarazioni politiche nordirlandesi, a mezzo radio o televisivo, per evitare il dilagare del terrorismo. L’atto verrà abrogato nel 1994.

Ironia della sorte, Margaret Thatcher, che ha combattuto una guerra spietata contro l’irredentismo cattolico dell’Ultser, è morta a pochi giorni dall’anniversario degli Accordi del Venerdì Santo, 10 aprile 1998, in cui venne siglata la pace tra cattolici e unionisti, sancendo una sorta di cessate il fuoco. C’è da chiedersi se gli ex guerriglieri dell’IRA le abbiano spedito una corona di fiori per le esequie di oggi, magari con la scritta rest in peace Mrs. Thatcher.