Se cliccate enter sul sito www.mariangelamelato.com appare una schermata nera. Un grido di dolore elegante, un segno di lutto discreto e intelligente che lascia all’immaginazione dell’internauta la facoltà di riempirlo con i frame più amati, le proprie fantasie, magari condite con un velo di ironia. Tutto questo era Mariangela Melato, discreta, intelligente, ironica, creativa ed elegante.

Di un’eleganza innata, appannaggio di pochi eletti che l’ha resa una grande signora del set e del palcoscenico. Anche in ruoli impervi come quello della ‘battana industriale’ in Travolti da un’insolito destino nell’azzurro mare d’agosto con Giancarlo Giannini o di interprete del popolo come in Mimì metallurgico ferito nell’onore, sempre con Giannini.

Il viso affilato, l’aria irriverente, gli occhi spalancati sul mondo, un corpo agile e flessuoso, accompagnati da grande intelligenza e ironia, le hanno permesso di muoversi da un ruolo drammatico a uno comico a uno agrodolce, con grande naturalezza, fecondola sembrare sempre a suo agio. E forse lo era.

Mariangela Melato ha lavorato con tutti i più grandi registi italiani: Mario Monicelli, Lina Wertmüller, Elio Petri e Pupi Avati, tanto per citarne alcuni, al cinema; Luchino Visconti, Dario Fo e Luca Ronconi a teatro. Magistrale la sua interpretazione nell’Orlando Furioso diretto da quest’ultimo nel 1968. Altro spettacolo indimenticabile, datato 1982, è Il caso di Alessandro e Maria, storia di un interno borghese meneghino che diventa lo specchio dolce/amaro di tutti gli interni borghesi italiani. Il palco lo condivide con Giorgio Gaber, milanese di nascita come, suo coetaneo, lui classe 1939, lei classe 1941 e spentosi, come lei, per un brutto male, quasi 10 anni fa.

Anche i film interpretati dalla signora Melato, da La classe operaia va in paradisoFilm d’amore e di anarchia, da Oggetti smarriti a Figlio mio, infinitamente caro, da Aiutami a sognare a Mortacci sono lo specchio dell’Italia in cui si muovono. Raccontano la vita reale, proponendo, magari, situazioni surreali. E’ questo paradosso, il surreale che spiega il reale, che li ha resi celebri, come il paradosso dell’eleganza ironica, a tratti irriverente che ammanta il talento della sua protagonista.

Nonostante il cinema le abbia regalato grandissima popolarità e infiniti premi, dal Nastro d’argento al David di Donatello, mi piace pensare Mariangela Melato come l’ultima grande signora del teatro italiano che sola se ne va, parafrasando il titolo del suo ultimo spettacolo, Sola me ne vò, andato in scena a Lugano nel 2008, lasciando dietro di s’è uno schermo nero, metafora, ironica ed elegante, del sipario che si chiude.