Il dibattito sulle droghe leggere, in particolare sulla marijuana, continua a essere di frequente attualità. E dopo l’attenzione sull’uso terapeutico della cannabis per il trattamento di alcune patologie, come nella terapia del dolore, tornano in voga le istante di legalizzazione della sostanza. Uno dei principali limiti di questo passaggio, non solo sullo Stivale, sono però i possibili effetti a lungo termine sulla salute, in particolare per inalazione. Uno studio della Emory University ha voluto andare a fondo della questione, per scoprire se il consumo di marijuana possa avere delle conseguenze sui polmoni simili a quelle del fumo di sigarette. Stando a quanto rilevato, se assunta con moderazione la cannabis manifesterebbe sulla respirazione degli effetti ben ridotti.

Incrociando i dati raccolti negli anni dalle National Health and Nutrition Examination Surveys (NHANES), i ricercatori hanno scoperto come, dai test sulla respirazione, non vi siano sostanziali differenze tra i non fumatori e chi consuma marijuana una singola volta al giorno. Questa evidenza è derivata dagli esami di spirometria, ovvero la misura della quantità d’aria emessa forzatamente in un secondo: nella fascia 18-59, non sarebbe praticamente possibile distinguere i due gruppi campione.

Allo stesso tempo, però, fra i consumatori di cannabis si è rilevata una più alta probabilità di soffrire di sintomi minori di simil-bronchite, come tosse e irritazione delle vie aeree. Notando come dalla spirometria non si rilevassero riduzioni sostanziali delle capacità respiratorie e, non ultimo, come il disturbo non fosse presente fra coloro che assumono marijuana tramite vaporizzatori, i ricercatori hanno quindi ipotizzato i sintomi derivino non tanto dalla sostanza in sé, quanto dalla combustione della carta utilizzata.

Lo studio, pubblicato su Annals of the American Thoracic Society, sembra confermare i risultati di altre ricerche precedenti, anche se con lievi differenze. In una ricerca condotta nel 2013 dalla Division of Pulmonary and Critical Care Medicine dell’UCLA, è emerso come il singolo consumo giornaliero non abbia effetti evidenti sulla capacità polmonare, almeno in un arco d’analisi di 7 anni. Così non è, tuttavia, qualora l’assunzione fosse più frequente durante la giornata: un consumo continuativo può portare a una riduzione della quantità e della qualità delle cellule ciliate dei bronchi, così come una riduzione della normale capacità antibatterica dei globuli bianchi situati sugli alveoli.

Di conseguenza, sebbene la condizione di non-fumatori sia altamente preferibile nonché pienamente legale, gli studi suggeriscono come il ricorso alla marijuana debba essere sempre moderato, così da evitare conseguenze avverse per l’apparato respiratorio. Delle informazioni utili sia per i medici che per i legislatori, si sottolinea Oltreoceano, per un dibattito che non si focalizzi unicamente sulla mera liberalizzazione, ma anche sulle dosi considerate meno dannose.

Fonti: Medical Daily, PubMed

Immagine: Young leaf of marijuana plant detail at sunset. Selective focus. Low depth of field via Shutterstock