Marilyn Monroe potrebbe essere la nuova icona della sinistra internazionale. Proprio lei, l’emblema della procacità femminile tutta curve, la bionda svampita che gli uomini vorrebbero accanto “Quando la moglie è in vacanza”, tanto per citare uno dei suoi film più famosi.

Pochi giorni fa l’Associated Press ha diffuso un documento riservato del Federal Bureau of Investigation, FBI, datato 7 marzo 1956, secondo il quale nel marzo dello stesso anno una telefonata anonima, al quotidiano New York Daily News, denunciava lo scrittore e drammaturgo Arthur Miller come membro del partito comunista americano, in qualità “cultural front man”. All’epoca Miller era sposato con Marilyn Monroe che, proprio in virtù del matrimonio, sempre secondo il delatore anonimo, sarebbe stata attratta nell’orbita comunista, alla cui causa avrebbe versato, anche, diverse somme di denaro.

Nonostante il documento sia bollato dalla stessa FBI come informativa generica, in quanto le informazioni ricevute sono di seconda, se non di terza mano, Marilyn è stata tenuta sotto controllo durante il matrimonio con Arthur Miller, negli ultimi singulti della caccia alle streghe avviata dal senatore repubblicano Joseph McCarthy nei tardi anni ’40 e ufficialmente conclusasi nel 1954.

Una Marilyn Monroe, con i suoi capelli biondo tinto, le labbra color ciliegia, lo sguardo ammaliante e la scollatura profonda, nella veste di indomita pasionaria nell’era spietata della Paura rossa potrebbe sdoganare il retaggio di una vetusta cultura di sinistra secondo la quale avere cura del proprio aspetto fisico è orribilmente borghese e, perché no, apparire su qualche manifesto elettorale per le prossime elezioni italiane.