“Stamattina ci hanno detto che entro le mezzogiorno saremmo stati liberati, e invece siamo tutti e 19 in carcere. Ci condurranno al tribunale militare e credo che subiremo un processo. Pare che si tratti di una formalità, così ci hanno detto”.

Queste sono le parole di Pietro Russo, capitano di uno dei tre pescherecci sequestrati dalle autorità libiche e trasferiti nel carcere di Bengasi.

Il Boccia II, il Maestrale e l’Antonino Sirrato della Marineria di Mazaro del Vallo sono infatti stati fermati qualche giorno fa.

Il loro rilascio però era previsto il 9 giugno.

Sono 19 in tutto, 12 italiani e 7 tunisini gli uomini a cui, tra l’altro, sono stati sequestrati i cellulari e che hanno potuto parlare con le famiglie solo grazie all’intermediazione del console italiano Guido De Sanctis, intervenuto sulla vicenda.

Le motivazioni del fermo starebbero in uno sconfinamento da parte dei pescherecci che sono stati trovati dalle motovedette tra le 30 e le 50 miglia dal territorio libico.

Avvistati, i pescherecci sono stati fermati delle motovedette e sono stati dirottati al porto di Bengasi.

Rimaniamo in attesa di capire cosa succederà.