Il Front National francese si trova davanti a una lotta che unisce il passato e il futuro del partito: Marine Le Pen, attuale leader di uno dei partiti più discussi della politica d’oltralpe, ha infatti chiesto che il padre Jean-Marie, fondatore originale nel 1972 e volto iconico dello schieramento, venga estromesso completamente.

A imbarazzare la protagonista di tante uscite roboanti sono state le ultime dichiarazioni del padre, che sulle pagine del quotidiano Rivarol (a destra persino del Front National), ha rivalutato pubblicamente il ruolo del maresciallo Petain, celebre collaborazionista durante l’occupazione nazista, senza dimenticare una polemica di stampo antisemita sull’ininfluenza dell’esistenza o meno delle camere a gas.

Jean-Marie Le Pen è dunque stato sospeso dal partito e gli è stata ritirata la tessera, in attesa che in un congresso previsto tra tre mesi i membri del partito decidano se strappare al politico anche il titolo di presidente onorario, di fatto delegittimandolo completamente.

La risposta all’attacco di Marine non ha tardato ad arrivare, mostrando un Jean-Marie tanto rancoroso quanto ironico e fuori dalle righe (proprio le caratteristiche invise all’attuale dirigenza): “Auspico che Marine perda il cognome di famiglia il più rapidamente possibile. Non voglio che la presidente si chiami Le Pen.”

L’anziano politico, 86 anni, ha quindi invitato la figlia a cambiare il suo nome in Marine Aliot, ovvero sposando e quindi assumendo il cognome del compagno Louis, oppure celebrando un matrimonio “proibito” con il vicepresidente Florian Philippot, dichiaratamente omosessuale.

Jean-Marie, che ha attaccato i “principi morali” della figlia Marine Le Pen, si era presentato a sorpresa lo scorso primo maggio alla festa del partito, provocando un certo imbarazzo e raccogliendo un buon numero di applausi. Il vecchio leader non è però intenzionato a farsi da parte, pur ammettendo di non parlare più a nome del Front National sin da quando non è più il presidente, e rivendicando il proprio diritto alla libertà di opinione.