Marine Le Pen si presenta davanti alla stampa con due guardie del corpo – una di quelle è di chiara origine maghrebina. La sala è affollatissima, anche se oggi è anche il giorno in cui Matteo Renzi sta parlando davanti ad un emiciclo deserto per raccontare il suo punto di vista sul semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea.

L’occasione per fare delle sparate sul mondo del pallone – e in questo ricorda il padre quando sproloquiava sulla nazionale multietnica francese vincente nei mondiali di calcio del 1998: “Credete davvero che il Qatar investa nel Paris St. Germain perché ama il calcio? Non è così, investe dove può migliorare la sua immagine e la sua influenza. Va fermato“.

Intendiamoci, la leader del Front National sembra essere di altra pasta rispetto al padre o ai suoi epigoni – come Matteo Salvini della Lega Nord – perché evita certe sparate che caratterizzano altri politici. Per lei non ci sono milioni di musulmani pronti a sgozzarci. In alcuni momenti arriva anche con mossa accorta a difendere i musulmani: “Bisognerebbe essere stupidi per dire che tutti i musulmani sono terroristi“.

La Francia è in guerra e bisogna reagire. E per combattere non bisogna essere nella condizione di debolezza in cui ci ha condotto l’Europa. L’Unione “ci impone una apertura totale delle frontiere, mentre tutte le persone responsabili sanno che la prima risposta al terrorismo è il controllo delle frontiere“. Basta quindi con i patti di Schengen, perché è “come dire contro i ladri, togliete le porte“.

Un altro aspetto di questa “cecità ideologica” è rappresentata dall’austerità “che taglia le nostre possibilità di difenderci“. E’ assolutamente necessario ottenere una moratoria sulle politiche di austerità che toccano polizia, difesa e insegnamento.

Altri punti spiccioli del programma sono l’andare a cercare le armi che affollano le cantine dei quartieri poveri della Francia – lì si può trovare “un Kalashnikov” “a 100 euro” -, togliere la nazionalità ai Foreign fighter e processarli subito, sorvegliare i jihadisti francesi. Infine bisogna cambiare la politica estera della Francia verso paesi amici dei terroristi come l’Arabia saudita ed il Qatar – che gode “di una politica di incentivo fiscale che aiuta a investire nelle imprese francesi: non possiamo continuare a vendere loro le armi“.

Molto abile la signora. Ma la Francia da sola, può difendersi da queste insidie globali?

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