Ignazio Marino potrebbe essere il candidato del centrosinistra alle prossime elezioni per il nuovo sindaco di Roma. Il primo cittadino dimissionario della Capitale sta infatti pensando di proporsi alle primarie del Partito Democratico per la scelta del suo successore.

In una nuova intervista concessa a La Repubblica, Marino si è difeso dalle accuse sulla discussa questione degli scontrini di pranzi e cene di lavoro a spese del Comune e ha dichiarato che i romani, o almeno una parte dei romani, vogliono che si candidi ancora.

Ignazio Marino innanzitutto non esclude la possibilità di ritirare le sue dimissioni, che diventeranno effettive soltanto il prossimo 2 novembre: “La legge mi dà 11 giorni per verificare se la mia esperienza è davvero finita o se ci sono le condizioni per restare. Sto facendo delle verifiche, incontrando i consiglieri. Questa è la sfida della mia vita, e io voglio vincerla. Ma tocca agli eletti dal popolo, alla mia maggioranza, dirmi se questa esperienza deve proseguire o deve essere interrotta”.

Il sindaco dimissionario avanza poi l’ipotesi di potersi proporre alle primarie del Pd per decidere il candidato del centrosinistra come futuro primo cittadino di Roma: “Se si faranno è possibile ci sia anche io. La città vuole che resti”.

Marino ci tiene inoltre a ribadire come in molti a Roma abbiano apprezzato il suo operato: “La città ha capito che con me sono stati cacciati i criminali che erano qua dentro. Le persone che incontro per strada mi chiedono di non interrompere questa esperienza. Ho grande rispetto per chi, come Renzi, sta cercando di cambiare questo Paese. Però mi permetto di dire che non capita tutti i giorni che 50mila persone firmino una petizione per chiedere al sindaco di restare”.

Ignazio Marino si è poi difeso sul caso degli scontrini: “Io non ho mai, ripeto mai, usato denaro pubblico a fini privati”. E inoltre ha spiegato perché ha presentato le sue dimissioni: “Questa è la prima cosa che ho detto ai magistrati. Io mi sono dimesso perché volevo andare da loro senza alcuna protezione, diciamo così, formale. E dunque non come sindaco, ma come sindaco dimissionario. Ho raccontato ogni piccolo dettaglio. A cominciare dal fatto che io non conoscevo l’esistenza dei giustificativi di spesa”.