L’esperienza di Ignazio Marino come sindaco di Roma è ormai giunta al termine, ma i suoi guai giudiziari non ancora. L’ex primo cittadino della Capitale rischia infatti adesso di finire a processo, o meglio a doppio processo.

La Procura di Roma attraverso la Guardia di Finanza ha notificato a Marino la fine delle indagini nei suoi confronti. La prima inchiesta è quella del cosiddetto “scontrino-gate”, che vede l’ex sindaco sospettato di aver fatto spese personali con la carta di credito del Comune, in particolare con pranzi e cene in alcuni ristoranti.

Per la Procura di Roma, Ignazio Marino: “In quel periodo ripetutamente si sarebbe appropriato della dotazione finanziaria dell’Ente utilizzando carta di credito concessagli dal Comune per acquistare servizi di ristorazione nell’interesse suo, dei suoi congiunti e di altre persone non identificate”.

La Procura sostiene inoltre che Marino: “impartì ai componenti della sua segreteria di preparare dichiarazioni giustificative delle spese sostenute inserendovi indicazioni non veritiche tese ad accreditare la presunta natura istituzionale dell’evento apponendo in calce alle stesse la sua firma”.

Il secondo filone di indagini riguarda invece alcuni compensi destinati ad alcuni collaboratori fittizi della Imagine, la società onlus di cui Ignazio Marino era il rappresentante legale.

Marino si è però difeso ancora una volta da tutte le accuse, ribadendo: “Mi sono sempre mosso nel pieno rispetto della legalità ed è per questo che continuerò ad impegnarmi per Roma”. L’ex sindaco di Roma ha inoltre confermato che la Procura ha “contemporaneamente notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari” riguardante la vicenda dei 12.716,10 euro di spese di rappresentanza per 56 cene consumate durante i 28 mesi del suo mandato come primo cittadino della Capitale.