Ignazio Marino è stato sentito dalla Procura di Roma, in un incontro durato ben cinque ore. Nel corso dell’udienza, il sindaco dimissionario della Capitale si è difeso dalle accuse riguardanti le cene e le spese dubbie sostenendo che la sua firma è stata falsificata.

Marino è stato ascoltato in Procura alla presenza dei suoi legali, i quali hanno però tenuto a ribadire che il sindaco di Roma è stato sentito come persona informata sui fatti e non come indagato.

L’avvocato Enzo Musco ha infatti dichiarato che: “Marino è stato ascoltato soltanto come persona informata sui fatti e ha potuto dimostrare di non essersi appropriato di un solo centesimo di soldi pubblici. Anzi, di aver speso denaro proprio per iniziative di interesse istituzionale”. Al momento il sindaco non risulta quindi indagato, ma non è detto che, una volta effettuate le verifiche, i pm non possano iscrivere nei prossimi giorni il suo nome nel registro degli indagati con l’accusa di peculato ed eventualmente anche di falso.

Il legale di Marino ha poi inoltre precisato che: “Tutte le sottoscrizioni a suo nome in calce a tali giustificativi non sono autentiche. Come può facilmente rilevarsi a occhio nudo e come è stato comunicato da vari siti web romani”.

Nel corso dell’incontro in Procura, sembra che Ignazio Marino abbia giustificato i sette scontrini “incriminati” per i suoi presunti pranzi e cene di lavoro che sono stati smentiti dai ristoratori o dalle persone che avrebbero dovuto parteciparvi. Per il pranzo del 26 dicembre 2013 per esempio il sindaco ha escluso la presenza dei suoi familiari: “Non erano presenti i miei familiari, erano tutti in Sicilia e posso provarlo con i biglietti aerei”. Quanto alle voci che potesse essere insieme alla moglie, Marino si è giustificato sostenendo che: “C’era una collaboratrice del mio staff che le assomiglia molto”.

In un comunicato stampa, l’avvocato Enzo Musco ha quindi specificato: “Il professor Marino ha inteso precisare che egli non ha mai richiesto la carta di credito che gli è stata invece attribuita dagli uffici. Non è stato lui a richiedere l’aumento da dieci a cinquantamila euro, come era nella precedente amministrazione”.