Al termine di una giornata caotica, il sindaco di Roma Ignazio Marino decide di dimettersi. Un addio che arriva dopo le polemiche degli ultimi giorni sulle spese effettuate dal sindaco con la carta di credito del Comune. Questo l’incipit della lettera che ha inviato ai romani ed alle romane:
L’ho fatto avendo come unica stella polare l’interesse della Capitale d’Italia, della mia città. Quando, poco più di due anni e mezzo fa mi sono candidato a sindaco di Roma l’ho fatto per cambiare Roma, strappando il Campidoglio alla destra che lo aveva preso e per cinque anni maltrattato, infangato sino a consentire l’ingresso di attività criminali anche di tipo mafioso“.

Nella sua lettera il quasi ex-sindaco non risparmia stoccate al suo partito: “non nascondo di nutrire un serio timore che immediatamente tornino a governare le logiche del passato, quelle della speculazione, degli illeciti interessi privati, del consociativismo e del meccanismo corruttivo-mafioso che purtroppo ha toccato anche parti del Pd e che senza di me avrebbe travolto non solo l’intero Partito democratico ma tutto il Campidoglio“.

E ancora “Sin dall’inizio c’è stato un lavorio rumoroso nel tentativo di sovvertire il voto democratico dei romani. Questo ha avuto spettatori poco attenti anche tra chi questa esperienza avrebbe dovuto sostenerla. Oggi quest’aggressione arriva al suo culmine“. Il suo passo indietro non equivale ad un’ammissione di colpa: “sono convinto che Roma debba andare avanti nel suo cambiamento. Ma esiste un problema di condizioni politiche per compiere questo percorso. Queste condizioni oggi mi appaiono assottigliate se non assenti. Per questo ho compiuto la mia scelta: presento le mie dimissioni. Sapendo che queste possono per legge essere ritirate entro venti giorni. Non è un’astuzia la mia: è la ricerca di una verifica seria, se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche“.

Le dimissioni di Ignazio Marino sono arrivate perché in giornata la giunta si era progressivamente sfaldata con le dimissioni dell’assessore ai Trasporti Stefano Esposito, di quello alla Scuola Rossi Doria, di quella al Turismo Luigina Di Liegro e del vicesindaco Marco Causi. Un effetto della scelta di PD e Sel di togliere definitivamente il proprio sostegno al primo cittadino.

La mossa di Marino ha provocato i commenti sarcastici dell’opposizione. Tra i tanti riportiamo quello di Renato Brunetta: “Finalmente Roma è libera, libera da un sindaco incompetente e inadeguato, libera da un’amministrazione che non ha saputo governare la Capitale d’Italia, libera da un Partito democratico, lacerato da guerre intestine, che soprattutto in questi ultimi mesi ha avuto come solo e unico squallido obiettivo quello di mantenere il potere a discapito dei cittadini romani“.

Ora lo scenario più probabile sono commissariamento del comune – circola il nome del prefetto Gabrielli – fino alle nuove elezioni – che dovrebbero arrivare ad aprile.