Dopo più di quattro anni dallo scandalo di cui si era reso protagonista, Mario Borghezio è stato condannato per il caso degli insulti all’ex ministra Cecile Kyenge.

L’europarlamentare in forze alla Lega Nord è stato infatti trovato colpevole di diffamazione aggravata da discriminazione razziale: la pena è una modesta multa da 1000 euro, cui si aggiunge però un risarcimento da 50mila euro alla diretta interessata.

Le ingiurie vennero pronunciate durante una telefonata alla famosa trasmissione radiofonica La Zanzara, del 29 aprile 2013. Ai conduttori che lo incalzavano, Borghezio aveva affermato che “gli africani sono africani e appartengono a un’etnia molto diversa dalla nostra” e inoltre, riferendosi agli italiani in quanto popolazione, aveva aggiunto che “non siamo congolesi, abbiamo un diritto ultramillenario”. Quindi, entrando nello specifico, aveva esclamato che “Kyenge fa il medico, le abbiamo dato un posto in una Asl che è stato tolto a qualche medico italiano”.

I giudici che si sono occupati dal caso hanno dovuto identificare il reato come “diffamazione aggravata” invece che la precedente “propaganda di idee fondate su odio razziale”.

La somma che spetterà a Cecile Kyenge è molto inferiore a quella richiesta tramite il suo legale di parte civile, l’avvocato Gian Andrea Ronchi, pari invece a 140 mila euro. Anche la multa comminata al politico è pari a un sesto rispetto alla richiesta del pm Piero Basilone nel corso della sua requisitoria.

Borghezio aveva definito le sue parole come un’invettiva rivolta verso il governo, prive di sfumature razziste: “Non ho mai sostenuto la superiorità della razza europea rispetto ad altre”. Oggi ha commentato la sentenza affermando trattarsi di un “risarcimento di eccezionale importo che mi costringerebbe a vender casa” e ha poi avuto parole pesanti nei confronti del Partito Democratico: “Se i ‘garantisti’ del Pd pensano di tapparmi la bocca in questo modo, sbagliano”.