Mario Monti (foto inphoto assieme a Silvio Berlusconi) alza bandiera bianca. E lo fa con amarezza, con il piglio di chi sa che il suo sogno è stato stroncato sul nascere. E il giorno dopo non c’è spazio nemmeno per l’amarezza: “Sono convinto di aver fatto la cosa giusta - spiega Monti in un’intervista a La Repubblica – e in ogni caso non potevo farne a meno, dopo quel che è successo. Ma sono preoccupato, naturalmente: non per me, ma per quel che vedo”.

Il Premier (l’ex ancora non è etichettato, anche se fattivamente manca solo il placet dell’ufficialità) apre alla crisi di Governo. Si andrà al voto a febbraio (probabilmente), invece del marzo previsto a priori. Cambia poco, ma tant’è: “Non sento più intorno a me una maggioranza che, sia pure con riserve e magari a malincuore, sia capace di sostenere con convinzione la linea politica e di programma su cui avevamo concordato – prosegue Monti - la dichiarazione di Alfano? L’ho interpretata veramente come un attestato di sfiducia, anche se non espressa in modo formale, Ma non era necessario: tutto era ormai chiaro”.

Ha abdicato di sabato: “Ho preferito che la decisione e l’annuncio cadessero in un giorno di mercati chiusi – spiega ancora il presidente del Consigliocon ventiquattro o trentasei ore di tempo per riassorbire un eventuale colpo nella speranza naturalmente che il colpo non ci sia. Spiegando subito, in ogni caso, che le dimissioni diventeranno effettive solo dopo l’approvazione della legge di stabilità, che spero proprio arriverà come previsto”.

Ora le possibili date per le elezioni politiche: 10, 17 o 24 febbraio. La più papabile resta quest’ultima.