Il caso dei marò, i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, è iniziato il 19 febbraio del 2012, quando furono arrestati in India con l’accusa di aver ucciso quattro giorni prima due pescatori a bordo di una barca a largo delle coste del Kerala.

una faccenda che si è aperta tre anni fa e non accenna a chiudersi, visto che il tribunale speciale indiano di New Delhi ha stabilito l’ennesimo rinvio di udienza al 12 marzo. Il motivo? Il tribunale aspetta ancora la pronuncia della Corte Suprema, che ha stabilito la sospensione di ogni iniziativa giudiziaria.

Il giudice Neena Bansal Krishna ha disposto il rinvio direttamente per telefono con i legali dei due fucilieri. La nuova udienza è stata fissata tre giorni dopo un’udienza della Corte suprema, e visto quanto è successo in passato, è probabile aspettarsi un nuovo rinvio. Ma anche se la Corte Suprema dovesse occuparsi del loro caso, non è detto che si facciano molti passi avanti, visto che sul tavolo per ora ci dovrebbe essere solo la verifica del fatto se i ministeri competenti indiani e la polizia investigativa (Nia) hanno risposto a una richiesta di parere su un’istanza italiana tendente ad eliminare la stessa Nia dal processo.

Una situazione kafkiana, visto che i due Marò non sono stati ancora formalmente incriminata, e quindi non è nemmeno iniziato un processo. Non sono ancora stati formalmente accusati di qualcosa. Per ora Massimilano Latorre è convalescente in Italia, a Taranto, dopo l’intervento al cuore seguito a un ictus e dovrebbe rientrare in India ad aprile. Massimiliano Girone è invece chiuso nell’ambasciata italiana di New Delhi.

Il Parlamento europeo ha recentemente approvato una risoluzione pro-Marò che è stata considerata inopportuna dall’India. L’Unione Europea ha poi chiesto in via ufficiale il rimpatrio dei militari italiani ed ha incoraggiato il suo Alto Rappresentante a intraprendere tutte le misure necessarie al raggiungimento di una soluzione. Vedremo se Federica Mogherini otterrà dei risultati.