Come annunciato anche dal Premier Matteo Renzi, il marò Salvatore Girone potrà tornare in Italia. La data, quella indicata da Renzi, è il prossimo 2 giugno. La Corte Suprema indiana ha infatti dato il via libera al rientro temporaneo del secondo marò coinvolto nella morte di due pescatori indiani (Massimiliano Latorre si trova nel nostro Paese già da diverso tempo ormai, a causa delle sue condizioni di salute). In base al testo della sentenza pronunciata dalla Corte però, l’Italia dovrà sottostare a sette condizioni affinché il marò possa poi continuare ad usufruire del rimpatrio provvisorio.

La decisione dei giudici indiani ha fatto seguito a quanto statuito dal Tribunale arbitrale de l’Aja nello scorso mese di aprile. I giudici indiani hanno però aggiunto che Girone potrà continuare ad usufruire della concessione solo se l’Italia rispetterà, fra le altre, le seguenti condizioni: presentazione di garanzie sia da parte del marò sia da parte dell’ambasciatore italiano a New Delhi; obbligo di consegnare il passaporto alle autorità italiane (in modo tale che sia impedito il tentativo di fuga all’estero); obbligo di firmare la propria presenza ogni mercoledì presso un commissariato di polizia; divieto di entrare in contatto con altre persone coinvolte nella vicenda per cui i due marò sono accusati.

Le sette condizioni imposte dalla Corte Suprema indiana sono in parte state stabilite dal Tribunale arbitrale de l’Aja e in parte stabilite dai giudici indiani stessi. Per quanto riguarda il governo italiano ad esempio, ad esso sarà fatto obbligo di informare l’India, ogni tre mesi e con nota verbale, sulla situazione del marò Girone. La prima nota richiesta da New Delhi dovrebbe giungere attorno al primo settembre di quest’anno.