Il complesso e ormai quasi infinito caso marò sta per vivere una settimana forse decisiva. Cominceranno domani le udienze per discutere a proposito del rientro di Salvatore Girone in Italia e proseguiranno anche nella giornata di giovedì 31 marzo.

Due giorni che potrebbero risultare fondamentali per il destino di uno dei due marò italiani accusati dell’omicidio di due pescatori indiani al largo del Kerala il 15 febbraio del 2012. Salvatore Girone si trova attualmente in India, in attesa che venga presa una decisione riguardo al suo eventuale rimpatrio sul suolo italiano nel periodo in cui proseguiranno le procedure di arbitrato tra Italia e India.

La richiesta di rimpatrio del marò è stata presentata dall’Italia lo scorso 11 dicembre, quando è stata chiesta in maniera formale la revoca delle “misure provvisorie in attesa che la Corte decida quale sarà il Paese che dovrà giudicare i due fucilieri di Marina”.

Aspettando che la Corte si pronunci, con un verdetto atteso intorno all’agosto del 2018, sempre che i tempi non si allunghino ulteriormente, Salvatore Girone potrebbe quindi aspettare la sentenza nel nostro paese, nel caso la richiesta venga accolta dalla Corte permanente di arbitrato dell’Aja.

Domani, mercoledì 30 marzo, si terrà anche un incontro tra l’Unione Europea e l’India in merito ai marò italiani. Alla vigilia di questo appuntamento K. Nandini Singla, direttore generale per l’Europa occidentale del ministero degli Esteri indiano, ha affermato: “Con il ricorso all’arbitrato internazionale, il caso non è più una questione bilaterale. Abbiamo sempre desiderato avere relazioni forti con l’Italia, che vediamo come un partner chiave all’interno dell’Unione europea”.

Sul caso marò, K. Nandini Singla ha quindi detto: “L’Italia ha portato la questione al tribunale dell’Aja e l’India si è unita a questo processo, partecipando già a un’udienza ad Amburgo e con l’idea di continuare a partecipare”.

Attualmente l’altro marò accusato dell’omicidio dei due pescatori indiani, Massimiliano Latorre, è già in Italia, a Taranto, grazie al permesso ottenuto per motivi di salute dalla Corte Suprema indiana.