Con un ritardo di due anni l’Italia si accorge che i marò devono essere sottratti alla giurisdizione indiana. Almeno adesso di questa strategia si parla direttamente. Lo ha detto in modo esplicito il ministro degli Esteri Federica Mogherini nella mattinata del 24 aprile a Palazzo Madama, nel corso di un’audizione alle commissioni congiunte Esteri e Difesa di Camera e Senato. ”Si apre la procedura internazionale” – ha dichiarato la Mogherini (foto by InfoPhoto) – “Abbiamo deciso di far rientrare a Delhi l’ambasciatore italiano Daniele Mancini per seguire la nuova fase“.

L’ambasciatore Mancini si trovava nel Kerala, Stato indiano a cui è attribuita la giurisdizione sulla vicenda. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i nostri due fucilieri di Marina, sono prigionieri da due anni in India, accusati di aver ucciso due pescatori mentre erano in missione antipirateria sulla petroliera Enrica Lexie. Tutti gli indizi oggettivi mostrano che il fatto è accaduto in acque internazionali. Le autorità indiane avevano fatto condurre la Lexie in acque indiane, dove i due militari italiani sono poi stati arrestati. Da allora i marò sono in balìa di lungaggini burocratiche e infiniti rinvii tra diverse giurisdizioni e questioni politiche indiane.

Il comportamento dei governi italiani Monti e Letta finora è stato sempre troppo accondiscendente verso l’India e gli organismi internazionali (Nato e Unione europea) hanno per molto tempo trascurato la vicenda. Ora l’Italia sembra decisa a cambiare passo. Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, anch’essa presente all’audizione in Senato, ha aggiunto che “Si tratta di una precisa strategia condivisa con il Parlamento che poggia sulll’internazionalizzazione della vicenda. Trattenere due militari per oltre due anni è inaccettabile per noi, così come per i nostri partner internazionali e abbiamo ottenuto il loro sostegno“.