Il 15 febbraio del 2012 iniziò una crisi diplomatica senza precedenti tra i governi di India e Italia. Il problema? Il caso dei due marò di casa nostra, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che vennero arrestati dalla polizia indiana in quanto accusati di aver ucciso due pescatori locali (Ajesh Binki e Valentine Jelastine o Gelastine) imbarcati su un peschereccio; quest’ultimo era stato scambiato per un battello di pirati. Il fatto, accaduto al largo della costa del Kerala, stato dell’India sud occidentale, ha provocato una diatriba senza precedenti tra i due esecutivi, che ancora oggi non sembra avere trovato la parola fine.

Ripercorriamo le tappe di questa storia assurda

28 febbraio 2012: il governo italiano rivendica la competenza giuridica, ma il tribunale di Kollam dispone il trasferimento dei fucilieri nel carcere di Trivandrum.

30 maggio 2012: l’Alta Corte del Kerala concede ai due fucilieri la libertà su cauzione di dieci milioni di rupie (143.000 euro) ciascuno, con obbligo di firma giornaliero. Sequestrato il passaporto.

20 dicembre 2012-4 gennaio 2013: il primo risultato concreto del Governo italiano, che riesce a ottenere un permesso di due settimane, garantito dall’Alta Corte del Kerala, per permettere ai marò di trascorrere il Natale in Italia. Latorre e Girone, però, devono fare rientro in India alla scadenza del permesso; tale condizione viene garantita dal ministro degli Esteri italiano.

18 gennaio 2013: la Corte Suprema indiana decide che lo Stato del Kerala non ha giurisdizione e che il caso passa al governo centrale di Nuova Delhi, che dovrà consultarsi con il presidente della Corte Suprema per formare una Corte speciale.

22 febbraio 2013: nuovo rientro in Italia, per quattro settimane, per i due fucilieri italiani. Il motivo, questa volta, sono le elezioni politiche.

9 marzo 2013: inizia a formarsi, a Nuova Delhi, il tribunale speciale che dovrà decidere sulla vicenda dei due fucilieri.

11 marzo 2013: presa di posizione del ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, che annuncia che i due marò non faranno ritorno in India in quanto il governo locale non ha dato una risposta alla proposta formale italiana di avviare “un dialogo bilaterale per la ricerca di una soluzione diplomatica del caso”.

14 marzo 2013: il governo indiano limita la libertà dell’ambasciatore italiano, Daniele Mancini, come ritorsione verso l’Italia. Quattro giorni dopo viene rigettata anche l’immunità diplomatica all’ambasciatore.

21 marzo 2013: la Presidenza del Consiglio dei Ministri annuncia, con un comunicato stampa, che i fucilieri torneranno in India.

22 marzo 2013: i fucilieri tornano in India, il ministro degli Esteri Salman Khurshid assicura che non sarà applicata la pena di morte.

25 marzo 2013: istituito a Nuova Delhi il tribunale che dovrà giudicare i due marò. Il giorno dopo il Ministro degli Esteri Giulio Terzi annuncia in Parlamento le sue dimissioni irrevocabili.

10 febbraio 2014: udienza davanti alla Corte Suprema Indiana, rinvio al 18 febbraio.

18 febbraio 2014: udienza davanti alla Corte Suprema indiana, rinvio al 24 febbraio.

24 febbraio 2014: udienza davanti alla Corte Suprema indiana, viene chiesto alla NIA di formulare i capi di accusa

1 settembre 2014: Massimiliano Latorre ricoverato nel reparto di neurologia di un ospedale di New Delhi per un’ischemia transitoria. Dimesso dopo sei giorni, i suoi legali presentano un’istanza alla Corte Suprema indiana per ottenere il trasferimento del marò in Italia per tre o quattro mesi per proseguire in patria le cure riabilitative.

12 settembre 2014: la Corte dice sì al rientro di Latorre in Italia.