“Auguro a voi buona Festa della Repubblica, lo auguro agli italiani e a tutti i colleghi militari. Non è bello non essere tra di loro. Dopo due anni siamo di nuovo costretti ad assistere da una webcam. Abbiamo obbedito a degli ordini, abbiamo mantenuto una parola e la continuiamo a mantenere con grande dignita. E siamo ancora qui. Vorremmo che fosse riconosciuta la nostra innocenza, che i Paesi si parlassero non per le rotture. Il muro contro muro non serve. Continueremo a comportarci con dignità. Ogni militare impegnato in questo momento, americano o inglese, italiano o indiano, deve sentirsi tutelato nei propri diritti” questo il grido di Girone nel suo intervento in occasione dei festeggiamenti per la Repubblica italiana.

I toni usati dai due fucilieri non lasciano dubbi sul loro stato d’animo, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò da più di due anni trattenuti in India per l’uccisione di due pescatori hanno parlato in videoconferenza dall’ambasciata italiana di New Delhi con le Commissioni Difesa e Esteri della Camera e del Senato.

Latorre ha ringraziato tutti, poi ha dichiarato: “Sono onorato e felice di avere avuto la possibilità di fare gli auguri per la festa della Repubblica in questo collegamento. Il particolare di un italiano è quello di aver un grande cuore e l’affetto con il quale ci state coinvolgendo ne è la prova. Ognuno di voi ha parlato auspicando qualcosa. Io auspico che due grandi nazioni, Italia e India, abbiano modo di parlarsi per esprimere la propria democrazia”. Il militare ha aggiunto: “Quello che noi possiamo fare è comportarci da militari e italiani: soffrire con dignità nell’attesa che questa storia abbia termine”. Poi ha concluso con il motto: “Tutti insieme, nessuno indietro”.

I due marò sono prigionieri delle autorità indiane ormai da più di due anni, accusati dell’omicidio di due pescatori scambiati per pirati il 15 febbraio 2012. Una sofferenza infinita dato che ogni governo italiano in carica, ben tre sono, riesce a fare poco o nulla per trovare una soluzione alla faccenda. L’Italia comunque reclama la giurisdizione del caso, affermando che l’incidente è avvenuto in acque internazionali.