Arun Jaitley, ministro dell’informazione del governo indiano, ha commentato la decisione del tribunale de L’Aja che consente al marò Salvatore Girone di tornare in Italia nel periodo di discussione dell’arbitrato.

“L’Italia avrebbe voluto che, nel corso dell’arbitrato, i marò fossero sotto la sua responsabilità. La giurisdizione sui due fucilieri resta invece indiana, la sentenza della corte lo ha ribadito. Faremo di tutto per tutelare i nostri diritti e quelli delle famiglie delle due vittime”, le parole di Jaitley.

Nella sentenza, il tribunale de L’Aja ha ritenuto “appropriate condizioni, garanzie e procedure già stabilite per il sergente Latorre”.

L’Italia dovrà garantire che Salvatore Girone si presenti ad intervalli regolari presso una autorità locale che la stessa Corte Suprema Indiana dovrà indicare.

Il marò dovrà consegnare il passaporto e non potrà lasciare l’Italia senza il permesso della stessa Corte Suprema.

Inoltre, ogni tre mesi l’Italia dovrà rendere conto all’India delle condizioni di Girone.

Queste misure dovranno essere prese entro tre mesi. In caso contrario, il russo Vladimir Golitsyn, il presidente della Corte, potra prendere decisioni consenquenziali.

Massimiliano Latorre, l’altro marò accusato di aver ucciso due pescatori indiani, aveva già avuto il permesso di restare in Italia fino al 30 settembre.

Latorre nel 2014 fu colpito da ictus mentre si trovava nell’ambasciata italiana a New Delhi. “Il fatto di essere in Italia non mi esime da profonde sofferenze”, ha dichiarato recentemente il fuciliere della Marina italiana.