Arrivata finalmente la decisione della Corte Suprema indiana riguardante la permanenza in Italia di Massimiliano Latorre, uno dei due marò che si trova nel nostro Paese per una serie di cure riabilitative dopo l’ictus che lo ha colpito nel 2014: il permesso speciale del militare, in scadenza il 30 aprile, è stato infatti prolungato sino al 30 di settembre.

Rimane invece ancora aperta la questione del ritorno in patria di Salvatore Girone, sulla quale si dovrà pronunciare a giorni in Tribunale Arbitrale presso la Corte Permanente dell’Arbitrato dell’Aja: il governo italiano ha infatti chiesto che il marò possa lasciare l’India in attesa della sentenza della procedura arbitrale.

La Farnesina, che ha rilasciato una nota stampa, ha infatti ribadito che dopo quanto sentenziato dal Tribunale del Diritto del Mare il nostro Paese ritiene non più valida la giurisdizione indiana sul caso, facendo leva sulla sospensione bilaterale di tutti i procedimenti giudiziari interni fino alla conclusione del percorso arbitrale.

Da parte sua invece l’India si è detta contraria a una decisione del genere, ritenendo che il rilascio di Girone possa avvenire solo al termine dell’arbitrato, che potrebbe durare anche 4 anni; tuttavia in modo pragmatico è stato chiesto che, nel caso il Tribunale dovesse dare ragione all’Italia sulla questione, siano fissate anche delle garanzie sulla presenza del militare in India.

Trascorsi quattro lunghi anni dalla morte dei due pescatori indiani di cui sono accusati Latorre e Girone, si attende la prima fase della procedura arbitrale che si protrarrà almeno fino ad agosto del 2018, quando verrà stabilita la giurisdizione sul caso.

Nel frattempo sono state stabiliti alcuni appuntamenti giuridici: nel prossimo, fissato a metà settembre di quest’anno, l’Italia presenterà una Memoria scritta con tanto di documenti, ricostruzioni e richieste in merito alla vicenda dei marò; lo stesso farà l’India alla fine di marzo dell’anno prossimo.

Le due repliche alle memorie sono state fissate a fine luglio e inizio dicembre del 2017, con eventuale ulteriore obiezione dell’Italia prevista per il febbraio del 2018: a questo punto vi saranno 6 mesi utili per il Tribunale prima della sentenza.