Svolta nel caso dei marò Salvatore Girone e Massimo Latorre, ormai da circa tre anni in condizioni di arresto in India con l’accusa di aver ucciso due pescatori durante una missione in mare aperto.

Lo si apprende dal Corriere della Sera, per il quale il governo italiano starebbe procedendo sul cammino che porta all’arbitrato internazionale. Verrebbe così a cadere la proposta fatta alle autorità indiane in merito a una soluzione diplomatica comune.

Scopo dell’arbitrato sarà quello di decidere sotto quale giurisdizione dovranno essere processati i due marò. Le opzioni sono tre: l’India, l’Italia o un Paese terzo. La scelta di questo procedimento è divenuta di fatto una necessità dopo la mancata risposta del governo indiano alla proposta diplomatica e i continui rinvii della Corte Suprema.

Nel frattempo Latorre si trova in Italia per motivi di salute: per lui si tratta della terza licenza per convalescenza, periodo che scadrà il 15 luglio, dopo di che dovrà tornare a Nuova Delhi. Girone invece al momento gode della liberà provvisoria, ma nel caso la Corte Suprema dovesse risentirsi a causa della richiesta italiana si ipotizza che tale libertà di movimento possa essere revocata.

Corte Suprema che inizierà a elaborare una sentenza sulla giurisdizione a partire dal 7 luglio. Prima di questa data, per evitare un’inutile sovrapposizione, l’Italia dovrà dunque presentare la sua richiesta unilaterale di arbitrato, probabilmente alla corte dell’Aja.

Nessuna conferma è arrivata dai membri del governo Renzi, e il ministro degli Esteri Gentiloni ha per ora ignorato le indiscrezioni. A cavalcare la polemica è stato invece Maurizo Gasparri che parla di “strada giusta da percorrere anche se non priva di rischi e difficoltà, indicata più volte all’unanimità dal Parlamento”, lamentandosi di aver dovuto apprendere la notizia dai giornali, “come è avvenuto d’altra parte, per la stessa “trattativa” con l’India sulla vicenda dei marò, i cui contenuti non sono mai stati chiari né tanto meno comunicati alle Camere”.