Ogni giorno ci sono novità sui proiettili che hanno colpito a morte i pescatori indiani che secondo il loro paese sarebbero stati uccisi dai nostri marò. Le novità di oggi sono ricavate dall’autopsia realizzata dal dottor Sasika compì sui corpi dei due pescatori morti il 15 febbraio del 2012 – e che è tra gli allegati del materiale consegnato dagli indiani ai giudici del Tribunale di Amburgo.

L’unico proiettili compatibile con quelli estratti dal cervello di uno degli uomini uccisi – che avrebbe un lunghezza di 31 millimetri contro i 23 delle armi in dotazione ai marò, sarebbero quelli utilizzati per la PK e la PKM, sue modelli di kalashnikov, utilizzati ovviamente dai paesi dell’area Sovietica, nell’ex Jugoslavia ed in decine di altri paesi. Quest’arma è piuttosto comune in tanti dei conflitti che stanno insanguinando il mondo, comprese le guerre civili nelle aree arabe in cui opera l’Isis. Questa grande diffusione del kalashnikov è determinata dal fatto che si tratta di armi poco costose che hanno una manutenzione semplice e per le quali è facile trovare dei pezzi di ricambio in tutto il mondo.

Tra chi utilizza questo tipo di mitragliatrice c’è anche la marina dello Sri Lanka. E guarda caso questo paese e l’India si contendono da tempo immemorabile la fascia di mare che li separa e la relativa gestione della pesca dei tonni. E i pescatori si trovavano proprio in una di quelle zone di mare contese tra i due paesi. Un altro indizio a favore dei nostri fucilieri di marina.

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