Come c’era da aspettarsi, la decisione del governo italiano di non far rientrare i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (foto by Infophoto) ha scatenato la dura reazione dell’India, che per bocca del suo primo ministro Manmohan Singh ha definito il comportamento del nostro Paese “assolutamente inaccettabile”. I due fucilieri di marina erano rientrati il mese scorso con un permesso di 4 settimane (il secondo, dopo quello natalizio) concesso per permettere loro di votare alle ultime elezioni politiche.

Ieri sera, il colpo di scena. La Farnesina ha annunciato che i due militari non sarebbero rientrati in India, accusando il governo di New Delhi di avere “violato obblighi internazionali”. Sarà l’Italia, ha fatto sapere il ministro degli Esteri Giulio Terzi attraverso l’ambasciatore italiano in Indi Daniele Mancini, a giudicarli per la morte di due pescatori del Kerala. “L’Italia – si legge nella nota della Farnesina – ha dato la propria disponibilità di giungere ad un accordo per una soluzione della controversia, anche attraverso un arbitrato internazionale o una risoluzione giudiziaria.

Il 15 febbraio 2012 Latorre e Girone, in servizio sulla petroliera Enrica Lexie, avevano sparato contro i due pescatori pensando a un attacco di pirati. I due hanno sempre sostenuto però di aver sparato solo alcuni colpi di avvertimento in aria. Da quel giorno è iniziata la lunga controversia tra il nostro Paese e l’India. Solo recentemente si era deciso di costituite un tribunale speciale a New Delhi che potesse giudicare i due italiani. Il tribunale era ancora in fase di realizzazione quando la Corte Suprema indiana ha concesso il permesso ai due di rientrare per votare.