La vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone assomiglia a una gimkana. L’ultima svolta è partita nella notte di giovedì da Brindisi, dove i due marò (foto by Infophoto) si sono imbarcati sull’aereo che li riporterà oggi in India. Una partenza frettolosa, per rispettare il termine del 22 marzo, arrivata dopo la decisione di rimandarli dove saranno sottoposti a un processo per la morte di due pescatori. Una decisione improvvisa come quella di qualche giorno fa, quando il governo aveva annunciato che sarebbero rimasti in Italia.

A convincere la Farnesina e il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, la dura presa di posizione del governo di New Delhi, che ha vietato all’ambasciatore italiano Daniele Mancini di lasciare il Paese, e l’assicurazione che i due militari non rischiano la pena di morte, assicurazione contenuta in un documento scritto nel governo indiano. L’annuncio di non farli tornare indietro, dopo il permesso di 4 settimane concesso per votare alle ultime elezioni, era stato motivato con la mancata costituzione del tribunale speciale che li dovrà giudicare.

Latorre e Girone, accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati mentre si trovavano a bordo della petroliera Enrica Lexie nel febbraio 2012, erano stati anche indagati nei giorni scorsi dalla procura militare della Capitale con l’accusa di “violata consegna aggravata” e “dispersione di armamento”. Prima di partire i due fucilieri d’assalto hanno avuto una conversazione telefonica con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha espresso il suo apprezzamento per aver accettato di tornare in India e ha assicurato loro la vicinanza delle istituzioni. Il governo indiano, intanto, ha espresso tutta la sua soddisfazione.