La distribuzione di metano su Marte è differente dalle previsioni effettuate dagli esperti. È quanto rivelano i dati del rover Curiosity dalle analisi del cratere Gale: i livelli del gas sono inferiori rispetto a quanto atteso ma, di tanto in tanto, si verificano dei picchi di emissione. Questo significa, secondo i ricercatori della NASA, che il metano da qualche parte sul pianeta rosso venga prodotto, anche se non è ancora possibile stabile dove e perché.

Questi sorprendenti risultati, pubblicati sulla rivista Science, svelano quanto ancora molto debba essere fatto per comprendere l’atmosfera di Marte. E per verificare non solo se la vita sia possibile, ma anche che non sia attualmente presente sotto forma di microrganismi. I livelli di metano in superficie sono dimezzati rispetto a quanto gli scienziati si sarebbero attesi. Eppure, nel corso dei 20 mesi d’osservazione, si sono notati oltre 10 picchi di emissioni.

Una prima spiegazione è che questo gas venga ciclicamente emesso vicino al cratere, per poi disperdersi velocemente: un simile ciclo, infatti, giustificherebbe l’innalzamento dei livelli, per poi tornare a dei tassi ben ridotti rispetto alle aspettative. Inoltre, le radiazioni UV potrebbero essere responsabili dei cambiamenti in superficie, poiché distruggono gran parte del gas disponibile.

«Ora siamo certi che su Marte vi sia metano», ha spiegato lo scienziato Jogn Grotzinger in una conferenza per l’American Geophysical Union, «ma anche delle sostanze organiche conservate nelle rocce. Questi fattori sono entrambi coerenti con la passata o l’attuale presenza di vita». Il pianeta rosso, in altre parole, risulterebbe particolarmente attivo. Scovare microrganismi o esseri viventi microscopici è però impresa ardua, anche se la missione di Curiosity non è per questo meno importante: le analisi condotte saranno fondamentali per un futuro approdo dell’uomo sulla superficie di Marte.

Fonte: Washington Post

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