Voce del verbo “twittare“.

Ebbene sì, da pochi mesi, qualcuno mi ha illuminato (ragazzi, @Iddio sta avendo effetti devastanti nella mia vita) e mi diverto anche io a cinguettare ogni perla che mi passa per la testa.

Non faccio in tempo a pensare che già i miei neuroni sono lì, a fare a botte per entrare in 140 caratteri.

Ogni tanto, lo ammetto, twitto anche roba seria.

Ieri ho condiviso il post di Silvio De Rossi sul coraggio di Martina Giangrande, figlia del brigadiere che ormai conosciamo tutti, specificando come sì, in effetti, siamo tutti un po’ come lei.

Subito dopo arriva un ragazzo e mi risponde così “magari fossero tutti come Martina, invece ce ne sono poche di persone così“.

Nella mia mente scatta qualcosa, una molla, un petardo, un qualcosa di represso che stava per scoppiare.

E scoppia. Più ci penso e più vorrei guardarlo negli occhi quel ragazzo, ora, per dirgli a voce alta un bel “no”.

Non è vero che ci sono poche “Martina” tra noi giovani.

Ce ne sono tantissime di persone come lei. Persone che ogni giorno si danno da fare per costruirsi, con molta fatica, un pezzetto di futuro.

Giovani donne che si fanno il mazzo d’estate per pagarsi gli studi d’inverno (abito in una località di vacanza e so quello che scrivo).

Giovani uomini che decidono di lavorare per due anche tre “capi” contemporaneamente per pagare l’affitto e garantire una vita dignitosa ad una famiglia appena nata.

Giovani ricercatori che mi raccontano umiliati di essere costretti a chiedere l’assegno ai “vecchi”, perché quello che ricevono per il loro operato non basta neanche per il vivere quotidiano.

Giovani operai che si sono fatti un esame di coscienza e hanno preferito andare subito, finita la scuola dell’obbligo, a respirare la puzza di mastice e l’odore degli scarti della pelle.

Mi riferisco al non voler ingannare i genitori stando seduti su una sedia per una laurea che non prenderanno mai.

Ce ne sono tantissimi, a migliaia, di ragazzi così.

Un vero esercito di formiche.

Purtroppo, però, chi va alla ribalta, chi viene notato, chi diventa famoso, oggi in Italia non fa parte di questa schiera.

Chi cerchiamo di imitare, noi pecorelle?

La tipa che diventa famosa grazie al Grande Fratello, quella che siede in Parlamento senza aver mai fatto nulla in vita sua, il tipo che vince all’Enalotto per un puro caso.

Guardiamo le persone che hanno fatto fortuna senza fare nulla.

Non faccio nomi, ma cognomi (Nicole Minetti). Ecco, da qualche giorno non si fa altro che parlare di lei, dappertutto.

Perché si è lamentata, la poverina, che ora senza un lavoro, si sveglia la mattina e si chiede cosa fare. E che, se continuerà così, a Settembre se ne andrà dall’Italia.

Eccole le ragazze di cui si parla.

Ed ecco perché il tipo su Twitter è convinto che di Martina ce ne siano poche.

Oggi, 1 Maggio, giorno che dovrebbe far riflettere i nostri politici, io voglio mostrare queste “Martine”, a lui e a tutti gli sconsolati della situazione.

Mi sono stufata di sentir dire “bamboccioni” ecc. a quelli della mia generazione e di captare sguardi sorpresi nel vedere una ragazza che fa quello che andrebbe fatto, cioè rimboccarsi le maniche anche in una situazione tragica.

Una ragazza che esprime una consapevolezza che, ormai, è dentro ognuno di noi: il futuro dovremo affrontarlo col coltello ai denti.

Un coltello che, però, farà più scena che altro perché ci è rimasto davvero ben poco da arraffare.

Sono rimaste briciole, lasciate da una parterre di politici che ha pensato ad innaffiare il proprio orto.

Perché in Italia, e lo sapete bene tutti, è così. Punto e basta.

Tutti pronti a curare il proprio “pezzetto di terra”. Che ci frega del nostro vicino.

Non solo: chi ha sempre avuto “la pappa pronta”, chi è cresciuto con questa mentalità se ne sbatterà di tutto e di tutti e continuerà così, cari signori.

Con questo, caro direttore, non voglio contraddirla, ma non è affatto vero che “siamo tutti Martina Giangrande”.

Come lei o ci nasci o non ci sarai mai.

Per fortuna, l’aria che inizio a respirare da un po’ di tempo ha un unico buon odore, molto riconoscibile.

E’ un profumo e si chiama Martina.

(Photo: Photopin)