AGGIORNAMENTO - “Dopo 45 udienze, continuiamo ad essere convinti della sua innocenza. Noi faremo appello, non è una sentenza definitiva ma solo un passaggio di una battaglia molto lunga [...] Bossetti era convinto della sentenza di assoluzione perché ‘se non sono stato io – diceva – perché devo essere condannato’” ha dichiarato il legale del muratore, Claudio Salvagni. “Per lui è stata una mazzata grossissima, era affranto. Nessun gesto inconsulto, ha passato momenti durissimi. In questo caso, però, era fiducioso. Lui ha detto che “non è giusto, non sono io il colpevole, non ho fatto niente” ha aggiunto. Bossetti ha lasciato il Tribunale alle 20.49. Queste le parole della madre di Yara Gambirasio: “Ora sappiamo chi è stato ma Yara non ce la porterà indietro nessuno”.

Alla fine i giudici della Corte d’Assise di Bergamo hanno deciso dopo 10 ore di camera di consiglio: ad uccidere la piccola Yara Gambirasio sarebbe stato il muratore di Mapello, Massimo Bossetti. Il pubblico ministero aveva chiesto l’ergastolo. Già dal pomeriggio numerosi curiosi si sono messi in fila per accaparrarsi i trenta posti riservati al pubblico all’interno dell’aula del Tribunale di Bergamo dove stasera è stata letta l’attesissima sentenza del processo. Bossetti, quindi, ha perso la patria potestà, è stato interdetto dai pubblici uffici, dovrà pagare una provvisionale di 400 mila euro a testa ai genitori di Yara e 150 mila euro a ciascuno dei suoi tre fratelli. E’ stato assolto, invece, dall’accusa di calunnia ed è stata respinta la richiesta di isolamento diurno avanzata dal pm.

Massimo Bossetti avrebbe ucciso Yara Gambirasio

I giudici della Corte d’Assise di Bergamo, che si sono ritirati in camera di consiglio intorno alle 10 del mattino, avevano già annunciato che la sentenza non sarebbe arrivata prima delle 20. E così è stato. Alla fine hanno ritenuto – sulla base delle prove finora raccolte – che l’omicida della piccola Yara Gambirasio fosse proprio Massimo Bossetti. Il muratore, però, si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, ha sempre gridato la sua innocenza, non ha mai fatto dietrofront né una mezza confessione.

Massimo Bossetti: “Quel DNA non è il mio”

A non convincere la difesa di Bossetti è il test del DNA, ritenuto prova regina di queste indagini lunghe, costose e complesse. A farlo presente, stamattina, nel corso del suo discorso dinanzi ai giudici, è stato lo stesso Bossetti: “Fatemi ripetere l’esame, sono più che certo che si è verificato un errore” ha ribadito a gran voce. “Sono estremamente sicuro che quel Dna non è mio. Vi supplico, vi imploro di fare questa verifica” ha aggiunto. Il muratore di Mapello ha sempre sostenuto di non aver mai visto Yara né di averla conosciuta.

Massimo Bossetti, folla davanti al Tribunale

Secondo gli inquirenti, Bossetti, prima avrebbe fatto salire la ragazzina sul furgone, all’uscita dalla palestra, poi l’avrebbe uccisa. Resta da capire se il DNA fosse davvero il suo e soprattutto se quel furgone – di cui tanto si è discusso in questi anni – fosse proprio quello di Massimo Bossetti. L’unico accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio avrebbe potuto ottenere una condanna di minore entità (tenuto conto che si tratta di un incensurato, ndr) o addirittura l’assoluzione. I giudici, invece, hanno optato per il pugno duro: ergastolo per l’uomo che avrebbe ucciso Yara. Un omicidio terribile che è stato affrontato con grande compostezza dalla famiglia Gambirasio: i genitori della piccola Yara, infatti, non hanno mai fatto accuse bensì hanno sempre chiesto a gran voce il colpevole di questo efferato delitto. Yara meritava giustizia e, forse, dopo questa condanna, potrà riposare in pace.